Buccirosso: in scena comicità e dramma fusi nella commedia
MODENA. “Una famiglia quasi perfetta”, di e con Carlo Buccirosso, è lo spettacolo in scena, da stasera a giovedì alle 21, al Michelangelo. Ad affiancare Buccirosso ci sarà Rosalia Porcaro. Si può...
MODENA. “Una famiglia quasi perfetta”, di e con Carlo Buccirosso, è lo spettacolo in scena, da stasera a giovedì alle 21, al Michelangelo. Ad affiancare Buccirosso ci sarà Rosalia Porcaro. Si può ridere pensando alle incongruenze della vita quotidiana? Ci si può divertire affrontando qualcuno dei temi più scottanti della nostra cronaca? Si possono mettere in scena questi temi con la leggerezza della grande tradizione della commedia italiana? E allo stesso tempo si può invitare il pubblico a qualche agrodolce considerazione sul tempo in cui viviamo? Ci riesce Carlo Buccirosso, sempre attento alle problematiche del nostro tempo, in questo caso regista e protagonista della commedia. In una piacevole e tranquilla villetta, una famigliola - lui affermato psicologo, lei insoddisfatta casalinga - sembra vivere in apparente armonia assieme al figlio, adottato a sei anni, e che ora è il loro principale punto di riferimento, fino a quando un giorno il padre naturale dell’amato e coccolato pargolo, piomba a recriminare la paternità di suo figlio.
«Quando scrivo non scelgo l'argomento, penso solo a raccontare una storia - spiega Carlo Buccirosso - Parto sempre da un particolare, da un episodio e la trama viene decisa dalla storia stessa. Nella stesura di questa commedia pensavo di scrivere una storia sulle adozioni ma poi ne è venuta fuori un'altra: il riadattamento alla vita, il recupero dei diritti di un uomo che, a toro o ragione, ha scontato una pena detentiva di un certo rilievo e che deve recuperare la sua vita».
Quale è stata la molla per scrivere questa commedia?
«È stata la volontà di rappresentare in scena l'uccisione di un uomo anche se non avviene. Oggi è un problema molto complicato. Quando si uccide una persona, anche per legittima difesa, è difficile dimostrarlo allo Stato. Immaginavo un uomo che entra nella casa di una tranquilla famiglia a recriminare qualcosa che lui ritiene gli spetti di diritto. Costringe così il padre di famiglia a reagire. È stata una partenza quasi cinematografica».
Si affrontano temi seri ma ci sono anche risate?
«Si ride tanto. Tra le otto commedie che ho scritto sicuramente in questa si intrecciano perfettamente il comico e il drammatico. La gente passa da un silenzio totale a momenti di grandi risate».
Passa dal teatro al cinema. C'è una preferenza?
«Teatro per tutta la vita anche se nel cinema girano molti più soldi. Quest'anno pur di dare lavoro alla mia compagmia metterò in scena tre spettacoli: quello nuovo a marzo, quello che presento al Michelangelo, e “Il divorzio dei compromessi sposi”, che proporrò a dicembre e gennaio».
Cosa vule dire ai modenesi per farli venire a teatro?
«Le commedie belle sono poche e questa è una delle più interessanti poiché mette insieme tante situazioni».
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