Gazzetta di Modena

la recensione

Convince a metà il Pirandello secondo Lavia

di Andrea Marcheselli
Convince a metà il Pirandello secondo Lavia

“L’uomo dal fiore in bocca” è un breve atto unico pirandelliano ripreso da molti grandi interpreti del teatro, fra i quali non poteva mancare uno come Gabriele Lavia, particolarmente impegnato, tra l’...

2 MINUTI DI LETTURA





“L’uomo dal fiore in bocca” è un breve atto unico pirandelliano ripreso da molti grandi interpreti del teatro, fra i quali non poteva mancare uno come Gabriele Lavia, particolarmente impegnato, tra l’altro, in questi ultimi anni, proprio nell’allestimento di classici del grande autore siciliano. L’approccio di Lavia al testo non è peraltro mai scontato, ed anche in questa occasione l’originale è stato interpolato da brani appartenenti per lo più ad altre novelle in cui si sviluppa il tema del rapporto coniugale o, ancor meglio, fra uomini e donne, finendo per arricchire di spessore una figura nell’originale abbastanza marginale, ovvero quella della moglie del protagonista, sebbene anche in questo allestimento rimanga, diremmo necessariamente, un’ombra incombente su di lui, più che un personaggio completo.

Proposto al teatro Storchi ieri sera, col titolo “L’uomo dal fiore in bocca… e non solo”, dopo essere passato dal teatro Fabbri di Vignola, lo spettacolo di Lavia ci ha però convinto pienamente sotto alcuni aspetti, ed un po’ meno per altri. La scena, innanzi tutto, è davvero notevole. Disegnata da Alessandro Camera ricostruisce la sala d’aspetto di una stazione primo novecento in modo quasi iperrealistico, variante centrata del caffè notturno in cui era in origine ambientata la pièce; le aggiunte di Lavia al testo sono anch’esse pertinenti, e ne accrescono la profondità, sebbene già l’opera fosse un piccolo ma penetrante saggio sulla distinzione fra vivere e semplicemente “campare” capace di illuminare il valore della vita. Ci è parso meno convincente invece il tono cantilenante, un po’ lamentoso, impresso alla recitazione, che ci è sembrato togliere forza drammatica allo spettacolo, diluendo l’efficacia degli scarti scenici che dovrebbero essere imposti dalle battute più rilevanti. Il colpo di scena di come la morte sia entrata nella vita del protagonista ad esempio, ne esce sostanzialmente smussato, e così pure il momento in cui egli rivela la presenza della propria moglie sullo sfondo della scena. Sono attutiti, in questo modo, gli istanti più misteriosi del testo, quelli che sul piano strettamente drammatico lo pongono allo stesso livello dei capolavori pirandelliani, concepiti nei medesimi anni in cui quest’opera, minore solo nelle dimensioni, veniva commissionata al suo autore da Anton Giulio Bragaglia. Lo spettacolo così rimane un buon lavoro di rilettura dell’opera di Pirandello, senza raggiungere tuttavia i vertici cui ci hanno abituato numerosi altri lavori di Gabriele Lavia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google