Gazzetta di Modena

«Goldoni, un grande classico per un ponte tra il 700 e oggi»

di Serena Fregni
«Goldoni, un grande classico per un ponte tra il 700 e oggi»

Zavatteri, regista e interprete de La Bottega del Caffè, ne spiega genesi e scopo: «Fare un teatro popolare ma trovando la contemporaneità dei personaggi»

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MIRANDOLA. Sarà “la Bottega del Caffè” di Carlo Goldoni ad aprire, questa sera alle 21 all’Auditorium “Rita Levi Montalcini” la stagione di prosa di Mirandola. A mettere in scena un’opera tra le più famose del drammaturgo veneziano sarà la compagnia Gank di Genova. La commedia, diretta da Antonio Zavatteri, che è anche interprete, è un divertente gioco di equivoci e inganni che mette in luce gli aspetti negativi e positivi dell’ascesa della borghesia del tempo e anche una serie di personaggi che si ritrovano nella piazza del paese.

Zavatteri, perché la scelta di quest’opera di Goldoni?

«È una scelta di qualche anno fa perché lo spettacolo ha debuttato nel 2009 ed è stata dettata dal fatto che avevamo voglia di prendere un testo classico, barocco, del Settecento con tutte le caratteristiche positive e negative; e quando dico negative non intendo di composizione del testo, perché è una grande opera, ma di messa in scena, che comporta sempre dei rischi di forma, di già visto, di tradizione deleteria. Quindi volevamo cercare di prendere un testo che a noi pareva molto forte e che riusciva ad unire la leggerezza compositiva della commedia goldoniana al racconto di uno spaccato urbano, della piazza che ha a che fare con un ambiente che noi conosciamo benissimo. Un ambiente che riusciva ad essere universale”.

Come avete coniugato il Settecento di Goldoni con la contemporaneità dei giorni nostri?

«Spesso viene rappresentata in maniera molto convenzionale e museale, noi abbiamo mantenuto la struttura linguistica originale ma abbiamo dato corpo alla storia mantenendo la poetica goldoniana. Il nostro scopo è di fare un teatro popolare ma farlo trovando una contemporaneità ai personaggi della piazza, abitata dai bottegai, dai frequentatori abituali, da chi si nasconde, ci sono molto elementi divertenti e interessanti”.

Le opere di Goldoni vengono rappresentate ancora oggi, ci sono elementi che possono essere ancora attuali?

«Certamente, ce ne sono alcune che riescono a mantenere forte questo tipo di carattere, cioè di essere molto attuali e “La Bottega del Caffè” è una di quelle che permette questo tipo di approccio. Lo stesso Rainer Fassbinder, il famoso regista tedesco, ne ha fatta una riscrittura e non è un caso che abbia scelto proprio quest’opera».

La riscrittura comprende anche una reinterpretazione della scenografia? Come l’avete sviluppata in scena?

«Si certo, abbiamo cercato di reinventare anche quella, cercando di evocare, non di riprodurre, anche un ambiente che conosciamo bene ovvero i vicoli di Genova, della nostra città e mantenendo i ritratti che li ricordano, non riproducono i vicoli e la piazzetta veneziana ma c’è il ricordo».

Invece per quanto riguarda i costumi, li avete rinnovati?

«Anche in questo caso abbiamo cercato di fare la stessa operazione che abbiamo fatto con i caratteri, con i personaggi e con la lingua, quello di riuscire a fare un incontro creativo e quindi organico, tra gli abiti del settecento però rivisto e giocato con gli elementi dei giorni nostri, quindi si potranno vedere un paio di scarpe d’epoca in abbinamento a un montone o ad occhiali da sole. Non è un collage privo di senso ma con un’unità generale abbastanza organica».

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