Gazzetta di Modena

Oggetti di solitudine di Ferroni

di Michele Fuoco
Oggetti di solitudine di Ferroni

Alla Galleria Arte su Carte acqueforti “esistenzialiste” e litografie metafisiche del maestro

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MODENA. Su due aspetti del lavoro di Gianfranco Ferroni (Livorno 1927- Bergamo 2001) pone l'accento la mostra di incisioni, fino al 3 dicembre, ad Arte su Carte: acqueforti degli anni 60 rimandano alla “Nuova figurazione” con riferimenti alla lezione del pittore inglese Francis Bacon, e litografie degli anni 90 che riflettono quel carattere di silenzio e di malinconia che gli oggetti recano nella solitudine degli interni, quasi a portare ad una dimensione più lirica quei motivi emersi dall'opera degli artisti del gruppo della “Metacosa”, formato nel 1979 da Bartolini, Biagi, Luino, Luporini, Mannocci, Tonelli e, naturalmente, dallo stesso Ferroni. Resta sempre vivo, fin dagli anni 50, il legame con la rappresentazione che assume aspetti impetuosi, corrosivi nelle immagini che nascono dalla partecipazione all'angosciosa vita quotidiana degli ambienti urbani, con situazioni di emarginazione e alienazione. Siamo nel clima di “Realismo esistenziale” a Milano (dove Ferroni si è trasferito), di cui fanno parte Guerreschi, Banchieri, Gasparini, Romagnoni, Vaglieri... I riferimenti sono l'Espressionismo tedesco, la Nuova Oggettività, la cruda realtà delle periferie delle città. Ma anche il pensiero di Jean-Paul Sartre e di altri esistenzialisti, con inviti all'impegno sociale, all'azione comune, alla coscienza di relazione con avvenimenti che fanno la storia. Di ciò si connotano le acqueforti esposte nella galleria di via Fratelli Rosselli. Ma l'artista toscano e altri amici prenderanno coscienza, negli “anni di piombo”, della violenza e del disordine ai quali oppongono una pittura di “ritorno all'ordine” che Ferroni traduce nella struttura tematica della natura morta fatta di oggetti semplici, tavoli, panneggi, indagati nella loro assolutezza spazio-temporale, con spiazzamenti di significato. Una raffinatezza ma anche finitezza d'immagine che, nel suo carattere di silenzio e di solitudine, diventa puro respiro delle cose. Nel tempo, anche le litografie acquistano maggiore essenza poetica. E la “Metacosa” assume valenza metafisica, in un tessuto compositivo, sostanziato di luce, che invita ad una meditazione sul valore di quella misteriosa e tanto vagheggiata “alterità” della realtà, e a sentimenti di meravigliata attesa. La critica ha posto e pone tuttora attenzione all'opera di Ferroni che ha partecipato, dal 1958, quattro volte alla Biennale di Venezia e tre alla Quadriennale di Roma. Forti i legami con Modena, con Mario Roncaglia, direttore della Galleria Mutina (ma anche del Fante di Spade a Roma), dove il livornese ha tenuto una mostra nel 1979.

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