“Catodico”, vanno in scena a Modena vizi, virtù e finzioni della tv
L’attrice Irma Ridolfini: «La televisione ha segnato la nostra formazione ma spesso non ci rendiamo conto che ciò che guardiamo non è la realtà»
SAN FELICE. Oggi alle 21 all’Auditorium comunale di San Felice andrà in scena lo spettacolo della compagnia bolognese Nahìa, “Catodico, Oltre lo schermo” dove sarà la televisione la protagonista indiscussa con cui giocheranno Michela Caria, Irma Ridolfini e Enrico Ruscelli, attori e autori della storia. L’attrice Irma Ridolfini racconta qualche curiosità relativa allo spettacolo.
Come è nata l’idea dello spettacolo?
«Un progetto nato nel pensiero nel 2012 e poi diventato realtà nel 2015 quando abbiamo iniziato a scriverlo dopo aver raccolto spezzoni di programmi che poi abbiamo riadattato e provato a fare dei giochi anche di “accavallamento” con testi letterari molto famosi, cercando di riportare certe dinamiche letterarie in un contesto televisivo e vedere come potevano essere stravolte».
In che modo l’avete rappresentato?
«Siamo partiti interrogandoci sul rapporto con la televisione: siamo nati negli anni Ottanta e siamo tutti cresciuti con la televisione. Volevamo riportare un certo stereotipo televisivo che dietro lo schermo sembra rassicurante, ma volevamo vedere cosa sarebbe successo riportarlo dal vivo, come poteva svilupparsi un rapporto con il pubblico attraverso i dettami teatrali anziché televisivi e con un’apparenza grottesca di certi personaggi che popolano la televisione, magari seduti da casa possono apparire divertenti e innocui, abbiamo voluto vedere cosa potevano sembrare questi personaggi rappresentati dal vivo».
Un televisione che ha segnato intere generazioni...
«Sì, ha segnato la nostra formazione e spesso non ci rendiamo conto che quello che guardiamo in televisione non è esattamente la realtà, ci sono delle tecniche nell’audiovideo che veicolano dei messaggi di un certo tipo ma siccome non c’è un’educazione alla visione, non lo sappiamo esattamente leggere, per cui il messaggio che ci arriva a noi sembra genuino e realistico, ma in realtà c’è un lavoro dietro che conoscendo si può aggiustare l’interpretazione che diamo di ciò che vediamo».
Sarete in tre sul palco, come vi muoverete in scena?
«È abbastanza virtuosistico come lavoro di attore questo spettacolo, perché noi tre passiamo da un personaggio all’altro. Ogni scena presenta un programma televisivo, è una specie di zapping televisivo dove noi cambiamo sempre ruolo, dal presentatore, all’opinionista, dibattiti politici, ma anche banalmente comparse pubblicitarie, c’è una grande trasformazione e si ride tanto, quello non manca».
Alla fine citate anche Pier Paolo Pasolini…
«Ci siamo ispirati per il finale, ma anche per altri momenti, a lui che aveva ampiamente anticipato quelle che potevano essere le conseguenze della televisione come strumento di divulgazione di massa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
