Gazzetta di Modena

Modena, il mito di Prometeo riflessione “danzata” di Simona Bertozzi

di Chiara Bazzani
Modena, il mito di Prometeo riflessione “danzata” di Simona Bertozzi

MODENA. Al Teatro delle Passioni, da domani 24 al 26 novembre, “And it burns, burns, burns”, spettacolo di danza ideato dalla coreografa bolognese Simona Bertozzi

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. È in scena al Teatro delle Passioni, da domani 24 al 26 novembre, “And it burns, burns, burns”, spettacolo di danza ideato dalla coreografa bolognese Simona Bertozzi. Lo spettacolo è l'ultimo di sei quadri, finale di un progetto iniziato nel 2015 che la Compagnia Simona Bertozzi/Nexus ha dedicato al mito di Prometeo e alla sua trasposizione nella contemporaneità.

Simona, questo lavoro è iniziato due anni fa?

«Sì, il progetto è biennale, iniziato con un primo quadro nel giugno 2015, alla Fondazione Fonderia 39 di Reggio Emilia, e da allora siamo al sesto quadro. Volevo gustarmi il tempo di una riflessione relativamente al mito di Prometeo, riportato però alla contemporaneità. Sono nati sei quadri che possono essere presentati autonomamente, hanno un nucleo tematico diverso, una struttura coreografica e lettura del corpo che li contraddistingue singolarmente, e hanno anche interpreti diversi. Però tutti insieme vanno a fornire una sorta di architettura, di riflessioni intorno al mito di Prometeo in una lettura contemporanea. Soprattutto in riferimento alla riflessione sulla tecnica, il dono di Prometeo del fuoco, e alla possibilità di guardare al mito attraverso una serie di immagini che si riflettono nel linguaggio del corpo. Pittura coreografica vista proprio come un linguaggio complesso e articolato che si affida all’evocazione di questo mito per poter tradurre il più possibile la varietà di una riflessione sulla “tèchne”».

Come viene reso nella danza?

«Tutto questo portato dentro una dimensione coreografica, mi ha consentito di riflettere su quello che è un’idea di elaborazione di immagini attraverso il linguaggio del corpo, linguaggio articolato pensando ad età diverse del corpo. Infatti il progetto ha ospitato nei suoi sei quadri età ed esigenze espressive diverse. Quindi ci sono stati quadri con danzatori adolescenti, altri con adulti di diversa provenienza e quest’ultimo quadro è un po’ una summa nel senso che è più articolato degli altri ma non è una mera somma bensì raccoglie le suggestioni più forti e le va a far confluire in una nuova struttura coreografica».

La tecnica che valore ha, positivo o negativo?

«C’è una vasta letteratura che si è mossa attorno al mito di Prometeo ospitando anche visioni negative di questo lascito o inquietanti. Secondo alcune letture il fatto di possedere una conoscenza ha portato gli uomini ad ammalarsi, alla morte, alla conflittualità. Per quanto mi riguarda ho cercato, specie in quest’ultimo quadro, di tenere presente, sullo sfondo, questa sensazione di inquietudine, che ho associato alla fiamma che non si estingue, alla continuità e all’idea di attraversamento, con immagini che hanno una positività nel loro rivelarsi ma che cercano anche di richiamare un orizzonte di non prevedibilità. La impossibilità di prevedere fino in fondo il nostro destino, di non poter controllare fino in fondo la tecnica, questo produce inquietudine, e l’ho reso in quest’ultimo quadro con l’idea dell’attraversamento, di qualcosa che non si conclude. Cerco di evocare uno stato emotivo, senza descriverlo».

Come sarà lo spettacolo?

«È composto da un quintetto di danzatori, e si conferma la creazione musicale di Francesco Giomi, che da alcuni anni lavora con me. Lui è direttore artistico del centro Tempo Reale che è il centro di musica sperimentale di Firenze fondato da Luciano Berio, e per me è sempre un grande onore citare la sua presenza e il suo contributo ai miei lavori».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google