Parole in libertà e scrittura violata
Alla Biblioteca Poletti 60 libri futuristi: da Marinetti a Depero, da Govoni a Palazzeschi
MODENA. Futurismo, atto secondo a Palazzo dei Musei. Se al Civico c’è “SibilaRonzaScopppia. L'intonarumori e la musica futurista modenese”, di cui abbiamo già parlato, alla Biblioteca Poletti viene presentata, fino al 5 gennaio, la rassegna “Rompete le righe! Libri futuristi di una collezione modenese”, che fa riflettere sulla rivoluzione del linguaggio, soprattutto in termini tipografici. Non più una sequenza lineare di frasi coordinate, ma frasi in un succedersi rotto, che vengono meno alla consequenzialità, per acquistare in arbitrarietà e in nuovi valori di significazione. È la forte tensione a cui viene sottoposta la sintassi della logica formale a determinare una sorta di frantumazione del linguaggio che pur si connota di una semantica relazionale per acquistare una logica dialettica. Le vecchie strutture sintattiche non corrispondono più, dai primo decennio del '900, ai nuovi modi di vivere e di percepire il reale. E il paroliberismo di Marinetti nasce proprio dall'esigenza di dinamismo, da realtà da percepire velocemente, con rapidità di annotazione. «Caratteri diversi per dimensioni e colori, mescolati a segni dotati di puro significato visivo (frecce, linea spezzate, spirali). Immagini pubblicitarie prese dalla strada trovano nel foglio - nota la curatrice Carla Barbieri - il primo luogo da infrangere, rimescolandosi in esso con furia e forza esaltata». Un fenomeno percepito, quasi contemporaneamente, in molte parti d'Europa, e i circa 60 volumi, scelti tra i 90 della collezione Ubaldo Colombini, accolgono “trasgressioni” portate dagli autori con parole in libertà, anche nella poesia. Citiamo “Uccidiamo il chiaro di luna” (1911) e “Zamg Tumb Tuuum” (1914) di Marinetti, “Poesie elettriche” di Govoni e “Il codice di Perelà” di Palazzeschi del 1911, “Poesia pentagrammata” di Cangiullo (1923), “A passo romano” (11943) di Depero, con cupe prose dedicate a Mussolini, alle camicie nere, ai combattenti, e con disegni raffiguranti baionette, coltelli, teschi, fasci, cannoni... Dell'artista di Rovereto di Trento è sposto anche il famoso “Depero imbullonato”, libro tra il cartaceo e il metallico. Non pochi le inflenze che hanno esercitato il parolibersismo e le tavole parolibere sul dadaismo, Joyce, Dos Passos, certi poeti ermetici (Quasimodo), sulla poesia visiva, sui “libri d'artista”. Il collezionismo di libri futuristi a Modena rimanda alla preziosa attività svolta in città, dal 1978 al 1993, dalla Galleria Fonte d'Abisso che contribuì, nel 1986, alla grande mostra “Futurismo & Futurismi”, a cura di Pontus Hulten, a Palazzo Grassi di Venezia.
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