Amelio a Modena presenta “Politeama” il suo debutto come scrittore
Il regista al Forum Monzani di Modena racconta la storia di Luigino «che punta all’amore in un mondo ostile». Con lui sul palco l’attrice Giovanna Mezzogiorno che leggerà brani dal libro
MODENA. Prima esperienza letteraria per Gianni Amelio che, oggi alle 17.30, presenterà al Bper Forum Monzani, il romanzo “Politeama” (Mondadori), nome del cinema che il noto regista, ora 71enne, frequentava da ragazzo a Catanzaro. È la storia di Luigino che, a sette anni, la madre (poi ricoverata in manicomio) vestiva con gli abiti della sorellina morta un mese prima: una voce morbida per imitare le soubrette, l'esibizione del ragazzino, che cresce in fretta, nei circhi e palcoscenici dell'avanspettacolo, una vita, anche a Roma, tra esaltazioni e umiliazioni. All’attrice Giovanna Mezzogiorno è affidata la lettura di brani del libro e allo scrittore Paolo di Paolo il compito di moderare l'incontro.
Come nasce l'avventura di dedicarsi al romanzo?
«La voglia di raccontare una storia, totalmente inventata nei fatti e parzialmente inventata nel carattere del personaggio. La rimando al libro che riporta una frase di Mark Twain: “Eravamo gemelli. Da piccoli uno di noi è annegato. Ma non ho mai saputo se era lui o io. Sicuramente è lui che attraversa con passo veloce la sua adolescenza e io la racconto come fossi sott'acqua”. Io mi considero il gemello annegato, scomparso dal mondo, che è riuscito miracolosamente a trovare il modo di raccontare la storia del gemello vivo che affronta tutti i problemi, le miserie, le avventure e le gioie del mondo».
Ci sono anche aspetti autobiografici?
«L'aspetto autobiografico c'è sempre. Tutto ciò che uno scrive, filma o mette in musica nasce dalla vita intima. Non esiste la biografia letterale. Ricordo una frase bellissima di Aldo Busi: “Le uniche autobiografie sincere sono quelle non autorizzate”. Un ossimoro per far capire quanto di inventato ci sia in qualunque autobiografia, perché chi scrive dice anche falsità per esaltarsi. C'è più verità in una biografia, perché viene fatta con più sincerità dall'autore che non ha nulla da nascondere. In questo romanzo il lato autobiografico va cercato tra le righe e non nei fatti».
Quali sentimenti suscita Luigino che vuole combattere la sofferenza ed è alla ricerca di affetti e passioni?
«Credo ci sia in lui ricerca di amore in senso lato, assoluto. Prima del rapporto sessuale cerca il rapporto sentimentale. E per ottenere questo si scontra con il mondo che vende molto più facilmente sesso di quanto non esprima sentimenti da corrispondere. Luigino punta all'amore, in alto e il mondo gli è ostile anche per il momento storico, tra gli anni '50 e '60, in cui vive: cambia l'Italia e alcuni pregiudizi sono duri a morire».
Questo libro è anche l'affermazione della fiducia e speranza, del sogno e coraggio, pur nella disperazione?
«Viene raccontata la storia di Luigino perché tanti altri possano riconoscersi e trovare lo stesso coraggio, la stessa voglia di scalare le montagne».
Ne farà un film ?
«Assolutamente no. Ma se del libro qualcuno vuole farne un film, certamente gli darò il permesso. Questa storia l'ho concepita come romanzo e romanzo deve restare. Altrimenti ne avrei fatto direttamente un film, visto che il mio primo mestiere è quello del regista».
Cosa le ha procurato piacere?
«La soddisfazione di aver sfatato un mito, che è forse un falso mito, cioè il cosiddetto panico della pagina bianca. Io non l'ho avuto. Anzi la pagina bianca mi ha fatto molto compagnia, perché la si riempie subito. C'è la leggenda dello scrittore che si arrovella in solitudine, disperato. Non è vero».
Ne scriverà altri?
«Ne sto scrivendo un altro e fra un anno la pubblicazione. “Politeama” si pone come esperienza per vedere se questo linguaggio è adatto a me».
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