Della Casa “disegna” i versi di Giulia Niccolai ai Musei di Modena
Stamattina, domenica 27 novembre, a Palazzo dei Musei incontro con la poetessa, l’artista e i critici Paul Vangelisti e Milli Graffi
MODENA. “Incantevole libretto” definisce, nell'introduzione, Alessandro Giammei il volume “Pubblico & Privato” di Giulia Niccolai che viene presentato oggi alle 11 nella Sala dell'ex Oratorio di Palazzo dei Musei. Un libro, con disegni di Giuliano Della Casa, traduzione in inglese di Paul Vangelisti che saranno, con la critica letteraria Milli Graffi e l'autrice, a proporlo al pubblico.
Ne è l'editore Emilio Mazzoli, fra i più famosi galleristi internazionali, che nutre una forte passione anche per la poesia che lo ha portato a costruire, nel tempo, una ricca biblioteca di libri rari. A lui, con la collaborazione di Nanni Balestrini e Bonito Oliva, si deve la creazione e la realizzazione del Premio Delfini che, passato poi nelle mani della Fondazione Cassa di Risparmio e del Comune, si è spento negli ultimi anni.
In questo recente volume Niccolai intreccia pubblico e privato con un linguaggio cordiale e affabile che agisce sia sul racconto, che sulla sua evocatività. Si parte da un vecchio telefonino Nokia visto da un bambino di un anno e mezzo sulla spiaggia, quasi ad evidenziare la corrispondenza tra il vetusto oggetto e l'anziano che lo usa, fino ad arrivare alle esperienze che hanno dato alla poetessa milanese, ora 82enne, valore alla vita. Balza viva la realtà anche nelle sue pieghe, nella semplicità delle esperienze che la Niccolai accoglie con sensibilità sottile, con stupore dettato anche dalla filosofia orientale appresa dai lama tibetani, dalla meditazione fino ad abbracciare il buddismo, diventando monaca 26 anni fa.
Un impegno “sacerdotale” per una nuova visione del mondo e delle cose. “Scrivere poesie non è difficile, difficile è viverle” si legge in un suo componimento, in cui cita Bukowski. E la Niccolai le vive nel loro segreto fulgore, nella gioia della loro sacralità, nel sublime canto, come quello dell'usignolo. “Si tratta di usignolizzarsi”, allora. La sua poesia consente di avanzare ipotesi, di viaggiare tra passato e presente, oriente e occidente, con tenerezza, benevolenza, ma pure con saporosità, gioco, ironia. Il suo disarmante candore deriva dalla capacità di conoscere il linguaggio e i suoi meccanismi di funzionamento, anche come artista visuale, fotografa, traduttrice, performer, sperimentatrice, innovatrice.
Ha fatto parte del Gruppo 63. Negli anni Settanta ha fondato e diretto con il suo compagno Adriano Spatola (la fine della loro relazione narrata da Francesco Guccini nella canzone Scirocco) la rivista di poesia “Tam Tam” e ha collaborato alle Edizioni Geiger che hanno coinvolto anche Giuliano della Casa, amico di vecchia data. E dopo “Frisbees” di tre anni fa (Edizioni Circolo Artisti di Faenza) i due si sono ritrovati per “Pubblico & Privato” dove l'artista modenese ha portato con l'acquarello una indicibile grazia di immagini, di leggerezza e di profondità, come i versi della Niccolai che si configurano come un appagamento di esistenza.
Michele Fuoco
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