Il teatro dei burattini per spiegare la mafia ai bambini e ai ragazzi
Recensione e intervista per lo spettacolo “L'invasione degli scarafaggi”. “L’invasione degli scarafaggi” è ispirato al libro “La mafia spiegata ai bambini: l'invasione degli scarafaggi” di Marco...
Recensione e intervista per lo spettacolo “L'invasione degli scarafaggi”.
“L’invasione degli scarafaggi” è ispirato al libro “La mafia spiegata ai bambini: l'invasione degli scarafaggi” di Marco Rizzo, messo in scena ad Oblò da Valentina Vecchio e diretto da Alessio Di Modica. Una rappresentazione che può essere letta anche in chiave comica ma con un significato importante ovvero spiegare ai ragazzi la mafia, un argomento attuale che la compagnia è riuscita a rappresentare in modo efficace e adeguato. La rappresentazione utilizza un linguaggio che riesce a far breccia nelle nuove generazioni avvicinandole alla conoscenza della mafia e della criminalità anche con riferimenti ben precisi a situazioni reali. I burattini rappresentano uno strumento accattivante e divertente per entrare in sintonia con i ragazzi e rendono meno terrificante le realtà; così uno spettacolo complesso che può risultare anche molto duro per i bambini, trova una via per essere ascoltato, seguito e incontrato. La sceneggiatura è composta da un teatrino realizzato da Alessio con l'aiuto del fratello, mentre i burattini sono opera di Valentina e di sua madre, le quali hanno utilizzato, come materiale, pasta di legno. Valentina e Alessio raccontano alcune curiosità.
Nello spettacolo citate persone uccise dalla mafia, da Paolo Borsellino a Pino Puglisi e Angelo Vassallo...
«Sì, i nomi sono tutti di persone uccise dalle mafie; per sceglierli abbiamo fatto una suddivisione di più di mille nomi: quelli innocenti, come Grazia Scimè, l'uomo dello Stato, il giornalista, il militante, il prete, un po' tutte le categorie, se così si può dire. Oltre a ciò sono vere le citazioni dello spettacolo, per esempio il discorso di Pino è la lettera che scrisse Grassi ai giornali, oppure la gente che sparisce è rossa come l'agenda di Borsellino. Ci piace lavorare su “input” che permettano alle maestre, una volta tornate in classe di discuterne con gli allievi».
Come mai utilizzate burattini con sembianze animalesche per questo spettacolo?
Alessio: «Le sembianze sono tratte dal libro “La mafia spiegata ai bambini” mentre i burattini li utilizziamo perché entrambi siamo burattinai, io siciliano, lei pugliese quindi abbiamo optato per questo linguaggio perché con gli anni abbiamo scoperto che i burattini sono un ottimo cavallo di Troia per entrare nelle nuove generazioni».
Come reagiscono di solito i bambini a spettacoli di questo genere?
«Alla fine hanno sicuramente molte domande e riflessioni da fare. In questi anni in cui giriamo abbiamo comunque sentito una diversa percezione: a Torino ad esempio una bambina ci ha chiesto se la mafia ci fosse anche lì e al nostro sì si è intristita molto. In Sicilia la cosa si sa, mentre andando gradualmente verso il Nord ci accorgiamo che non è così».
Come mai il confronto bambini/adulti?
«Perché i bambini osservano gli adulti. Noi diciamo che il mafioso è un bullo cresciuto. Quindi se l'atteggiamento mafioso lo portiamo tra i banchi di scuola possiamo dire che è un bullismo organizzato. I bambini ci guardano sempre. E ci imitano».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
