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Un caso cromosomico La spirale del Dna metafora del karma

Un caso cromosomico La spirale del Dna metafora del karma

Recensione e intervista per lo spettacolo “Un caso cromosomico”. “Il Dna è un elemento piccolo che racchiude grandi verità”. Un frase che riassume alcune delle tematiche racchiuse nello spettacolo di...

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Recensione e intervista per lo spettacolo “Un caso cromosomico”.

“Il Dna è un elemento piccolo che racchiude grandi verità”. Un frase che riassume alcune delle tematiche racchiuse nello spettacolo di Irene Vecchia “Un caso cromosomico”, andato in scena in occasione del festival teatrale “Oblò” al teatro Cantelli di Vignola. La giovane “guarattellaia” di Napoli è riuscita con immensa semplicità a trattare tematiche socialmente complesse rimanendo fedele alla tradizione della sua città. Per la creazione di questo spettacolo si è ispirata a una favola dei fratelli Grimm riproposta da Marcello Fois combinata al suo passato. La marionettista si è impegnata molto per la creazione del copione e degli oggetti di scena lavorando in modo autonomo eccetto per l'aiuto da parte della scultrice italiana professionista Laura Comisso che ha costruito alcune delle marionette (in modo particolare i pastori che sono costruiti soltanto con legno, stoppa e fil di ferro). Introducendo la storia in modo innovativo permette allo spettatore di essere completamente coinvolto. L'essenzialità dei gesti curati e degli effetti sonori alleggerisce i temi trattati che riescono nonostante questo a suscitare emozioni forti. Grazie alla sua immensa capacità espressiva è inevitabile per gli spettatori immedesimarsi nei personaggi e provare le stesse emozioni. La bellezza e la complessità dello spettacolo fa trasparire la passione e la competenza dell'attrice che ha voluto far ragionare su spiacevoli vicende quotidiane in modo semplice e originale. Ecco cosa ci ha detto.

Da dove è nata l'ispirazione per lo spettacolo?

«La rappresentazione si basa sulla rivisitazione in chiave di racconto giallo scritta da Marcello Fois di una fiaba dei fratelli Grimm, in occasione del concorso dedicato al bicentenario della prima edizione della raccolta di favole di questi ultimi, aggiungendo alcuni dettagli come l'elemento del Dna ed i burattini, cambiando l'ambientazione dalla Sardegna a Napoli».

Perché proprio il Dna?

«Come la forma a spirale del Dna, anche la storia si sviluppa in questo modo. Nel corso della rappresentazione si scoprono nuovi tasselli da poter aggiungere alla trama. L'andamento a spirale indica anche l'aspetto del Karma, cioè che quello che farai tornerà indietro, e sulle piccole cose che ci circondano e che compiono un processo che si ripete all'infinito, come le foglie degli alberi. Un insegnamento che si può cogliere dallo spettacolo è “chi la fa, l'aspetti” e facendo riferimento alla similitudine della “ruota della fortuna” possiamo concludere che, come la vita, anche la sorte cambia».

Come è nata la sua passione per i burattini?

«Da bambina assistevo spesso a spettacoli guarattellari di Pulcinella, ma da ragazza il mio interesse era diminuito. Tuttavia, una volta cresciuta, ho incontrato due maestri guarattellari che mi hanno trasmesso la loro passione per i burattini e per Pulcinella, che è diventato parte di me e del mio percorso artistico, ed è per questo motivo che ho deciso di inserirlo nel mio spettacolo».

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