Latella rilegge Eduardo in “Natale in casa Cupiello”
Il regista reinterpreta il capolavoro di “amarezza dolorosa” di De Filippo Sabato pomeriggio nel Ridotto il pubblico incontra gli interpreti dello spettacolo
Dopo il successo di Santa Estasi - progetto vincitore del Premio della Critica per aver “segnato la scorsa stagione” - Antonio Latella torna a Modena con Natale in casa Cupiello. Il regista, recentemente nominato direttore della Biennale Teatro di Venezia, restituisce qui in termini di modernità e attualità, la tradizione di Eduardo De Filippo.
In scena da oggi al 4 dicembre, Natale in casa Cupiello porta sul palcoscenico del Teatro Storchi un classico, capolavoro di “amarezza dolorosa”, che il teatro di Latella reinterpreta attraversando l'eredità di Eduardo come autore, artista e personaggio dal respiro europeo. Un'eredità che ha il suo filo conduttore nello studio e nel confronto con la tradizione alla ricerca di forme nuove, affrancate dalla riproduzione e dai condizionamenti: «Per ereditare qualcosa - commenta Latella - bisogna accettare il fatto di non essere più figli ma orfani. Solo quando accetti di essere orfano hai la capacità di ereditare e di capire cosa stai ricevendo. Succede quando smetti di parlare di te stesso e parli dell'altro, provi a esprimerti attraverso l'altro, attraverso colui che ti lascia un'eredità. Se penso al rapporto di Eduardo con la tradizione e allo spostamento dalla tradizione che ha provocato con il suo lavoro, comprendo che noi ereditiamo proprio questo spostamento».
Domina e sottende Natale in casa Cupiello, la ricerca continua di un dialogo tra lingua italiana e napoletana, non dimenticando mai il confronto tra tradizione e riforma, radici e trasformazione, origini e innovazione. Proprio nella lingua risiede l'omaggio di Latella all'Eduardo artista e uomo, drammaturgo di portata europea. Mentre la conquista di quello “spostamento” dalla tradizione come eredità, si manifesta e si dispiega nella drammaturgia visiva che si concentra sul Presepe.
Il Presepe è corpo, voce, parola, sguardo, è l'animale chiuso in ogni personaggio, è il dono che ogni personaggio porta al suo Creatore. «La stella cometa non porta nessuna buona notizia, non mi interessano i buoni sentimenti - annota Antonio Latella - Luca Cupiello insegue la stella come le pale di un mulino a vento. Lievita in assenza di concretezza e si riduce a un dolore fasciato di pelle e ossa; un pater fuori ruolo che parla un'altra lingua e si muove in un altro modo. La stella cometa illumina un presepe dietro il quale abbiamo messo tutto quello che non vogliamo vedere o che non vogliamo accettare, mentre arrivano le feste. E poi i parenti, i vicini, gli altri. Le generazioni si avvicendano e sono portatrici di valori diversi, distanti, inconciliabili, dagli esiti imprevedibili. Sguardi pronti a diventare giudizi e a indurci in comportamenti che qualcuno ha assunto come adeguati. Tutti sono immersi in un rituale funebre di interessi e di apparenze. Tutti sono schiavi di un dedalo di aspettative scontate, immobili come i personaggi del presepe, ma qui non ci sono nascite in vista».
Natale in casa Cupiello ha avuto una gestazione complessa, a tappe: nasce nel 1931 come atto unico (il secondo della versione definitiva) e segna il debutto di Eduardo De Filippo con i fratelli Peppino e Titina e la loro compagnia del Teatro Umoristico. Circa un anno dopo fu aggiunto quello che sarebbe diventato il primo atto e due anni dopo ancora il testo fu completato con un terzo atto. Negli anni successivi al debutto Eduardo lo portò in scena sia nella versione costituita dai primi due atti sia in quella che includeva anche il terzo atto, versione che poi si è consolidata come quella definitiva.
Sabato nel Ridotto del Teatro Storchi alle 17 la compagnia incontrerà il pubblico con la partecipazione di Claudio Gavioli, medico e scrittore. Ingresso libero.
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