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San Rocco di Sestola, là dove l’arte della cucina sposa la freschezza

San Rocco di Sestola, là dove l’arte della cucina sposa la freschezza

L’hotel ristorante è ormai un luogo cult di Sestola arricchito anche da una pregiatissima enoteca

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MODENA In pochi posti l'arte è di casa come all'Hotel Ristorante San Rocco di Sestola. C'è quella dell'accoglienza, innanzitutto, in una struttura in pieno centro, lungo Corso Umberto I, con 14 camere, appartamentini con camino e terrazza per dare il massimo relax. Poi quella gastronomica, di un ristorante che grazie alla passione di Brunella Menetti si è conquistato una menzione nelle guide più importanti. E poi quella musicale, a pieno titolo, visto che il fondatore di tutto nel 1972, è stato Gianni Bertoli, fratello di Pierangelo e virtuoso della batteria, che aveva iniziato un'ottima carriera prima di decidere nel 1982 di dedicarsi solo alla famiglia e all'attività ricettiva.

Non si può dire che non ne sia valsa la pena, perché il San Rocco è una delle perle sestolesi, dove passa fior fior di clientela in un ambiente raffinato ma basato sulla genuinità delle cose. È quello su cui il sassolese Gianni e la bolognese Bruna hanno costruito tutto.

Perché a Sestola? Perché è qui che lui l'ha conosciuta dopo un suo concerto (con il quartetto “Dies Irae”) ed è qui che lei, insegnante, assieme alla sorella Franca (che l'ha aiutata nell'attività) ha imparato l'arte della cucina (e l'accurata scelta delle materie prime) dallamamma Letizia Tintorri, che col marito Gaetano Menetti ha gestito a sua volta altri alberghi in paese. Un solo caposaldo nella cucina di Bruna, da cui deriva tutto: freschezza delle cose. Non esiste pasta congelata, qui si fa tutto in casa e si cuoce al momento. Né piatti evergreen: si va solo in base alla stagione. «È semplice: se fai un menù ristretto, assicuri la qualità» sottolinea Gianni.

Tradizione emiliana,ma anche gusto dell'innovazione, in un'offerta che si concretizza in antipasti a volontà, 4-5 primi, 3 secondi (tra cui selvaggina, faraona, anatra e quaglia, sempre con tocco speciale), dolci e degustazioni varie, perché Gianni è anche un sommelier e ha creato negli anni una pregiatissima enoteca. «Qui anche le persone che dicono di non mangiare tanto, alla fine lo fanno» precisa la figlia Manuela Bertoli, che segue l'attività dal latomarketing, mentre il fratello Vittorio è ormai coinvolto a pieno titolo nella gestione. Atmosfera assicurata da due sale, di cui quella di sotto tutta ristrutturata e con un suggestivo camino, usata anche per matrimoni, comunioni, cene aziendali (qui anche la Porsche ha fatto il suo meeting) o di San Valentino

. «È un posto per occasioni speciali, perché facciamo sentire le persone speciali» chiosa Manuela. Questo grazie anche a una squadra affiatata, che vede in cucina ancora persone con cui tutto è iniziato 44 anni fa, ma anche giovani innesti come lo chef Andrea Cattino, spalla fondamentale nel periodo estivo. Ma la sovrana in cucina resta Bruna, che propone questa ricetta di stagione. Tartare di manzo di chianina. Abbattere il filetto col coltello (meglio del tritacarne), condire con sale diMaldon, pepe bianco e olio extravergine di oliva (umbro), più qualche goccia di limone naturale, poi con l'ausilio di un coppapasta disporlo sul piatto. Cuocere un uovo all'occhio di bue (di quaglia o gallina bio) con una noce di burro. Con l'ausilio dello stesso coppapasta posizionare l'uovo nella tartare in modo che vi stia perfettamente sopra. Spolverare il tutto con abbondante tartufo bianco d'Alba.

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