Montecreto, ricordi e storie di un paese da cartolina
Gli anni Sessanta, la villeggiatura, la piscina, le passeggiate con Angelino
MONTECRETO. Questa rubrica si intitola "C'era una volta", e oggi vi racconterò come era il "mio" Montecreto sessant'anni fa. Il pediatra sosteneva che il mare era un toccasana, ma a mia madre non piaceva. Così un giorno di maggio (o forse giugno?) la corriera portò me e mia madre a Montecreto a cercare un appartamento in affitto per le vacanze (non so perché fu scelto Montecreto: probabilmente perché gli affitti erano presumibilmente meno cari della lussuosa Sestola!). Mia madre cominciò a chiedere informazioni. Si avvicinò una gentile signora che ci offrì di prendere visione della sua villetta. Scendemmo lungo la strada che portava al lavatoio e la affittammo. La signora si chiamava Dina, ed era la moglie di Tonino Ballotti, il calzolaio, che aveva la sua bottega in Via Roma all'incrocio di Via del Trogolino.
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Furono anni bellissimi. In piazza c'era il bar gestito da Mario Galli e da sua figlia Marilena, che poi sposò Gigi, quello che tutti chiamavano "il maestro". C'erano i tavolini e c'era il juke box con le canzoni di Celentano. Quelli che diventarono miei amici venivano da Modena, ma anche da Bologna, dalla Toscana, da Milano e addirittura da Roma o da Padova: erano nipoti di abitanti di Montecreto che nel tempo si erano trasferiti per motivi economici. Uno divenne importante bancario nel Veneto, e quello che proveniva da Roma, altissimo, faceva il corazziere al Quirinale! "In paese navigava, fra bar, castagneto e piccole festine improvvisate in appartamenti, un folto gruppo di ragazzi e ragazze, più o meno coetanei (cito da una mail del mio amico Claudio Malagoli che non vedo dall'epoca). C'erano le figlie di un ex calciatore del Bologna (certo Cacciari), il "famoso", ora defunto, Giulio Spagni, già gloria calcistica modenese, che rincorreva (invano) una bellissima ragazza bruna (il cui nome non so più), un milanese che amava portarci alla fonte solforosa". Poi c'era mio cugino Franco, scacchista eccelso, che purtroppo ci ha lasciato qualche anno fa, che sposò Mariolina Bartolini, una grande matematica di famiglia montecretese. Si andava in gruppo a Strettara vicino alla centrale idroelettrica a fare il bagno (poi fu costruita una piscina, ma ebbe vita breve), o alla Marina, magari scendendo poi di corsa con ai piedi gli zoccoli!
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C'era il cinema (forse il primo costruito in montagna, da don Antonino Cenacchi, nel 1954, accanto all'importante Centro addestramento professionale "Leonardo da Vinci", fondato nel 1949 e chiuso nel 1967), e c'era il ballo all'aperto. Vennero anche un paio d'anni i Cadetti dell'Accademia Militare, ma era un altro mondo.
Mia madre continuò ad andare a Montecreto. Alloggiava all'albergo "Monte Caprile", crollato nel 2009.
Alla fine degli anni Settanta, in settembre, prima che iniziassero le scuole, portavo in roulotte i miei figli nel campeggio, e andavamo a funghi e a mirtilli.
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Un giorno trovai nel castagneto del campeggio un fungo enorme, di una specie che non avevo mai visto. Lo portai al maggior esperto di funghi di Montecreto, Santino: era una Grifola frondosa. Santino stava aspettando che il camping si svuotasse per andarla a raccogliere!
Ma la mia continua frequentazione di Montecreto si deve negli anni più recenti a una figura straordinaria che purtroppo non c'è più: Angelino Borghi, che ci ha lasciato il 7 settembre 2014.
Mio compagno di liceo, era stato insegnante, Preside, Sindaco di Montecreto dal 1975 al 1980. Aveva sposato Edda, e abitava all'inizio di Via Castello.
In settembre salivo qualche volta a Montecreto, mi fermavo ad Acquaria vicino alla segheria e gironzolavo un poco nel bosco (chissà perché lì abbonda il Boletus rufus!). Poi raggiungevo Angelino e ci incamminavamo verso il Pino solitario, dove sono state sparse le sue ceneri. Era un lungo passeggiare e chiacchierare (non importava affatto trovare porcini o galletti!). Non sono ancora tornato a Montecreto.
Oggi Montecreto, a 864 metri sul livello del mare, conta poco più di 900 abitanti su un territorio di 31,22 km quadrati.Il paese si è allargato, è un frequentato luogo di villeggiatura, e molte villette sono state costruite sul versante meridionale. Ma chi entra a Montecreto vedrà un centro storico per nulla cambiato. Arriverà in piazza, il centro della vita cittadina, dove un tempo era collocato il Monumento ai caduti, demolito nel 1958 e sostituito da un cippo collocato nel giardinetto lì vicino.
A destra Via Castello, lastricata in masselli di arenaria, racchiusa tra due ali di antiche case che conservano portali, motivi araldici, edicole votive e frammenti di reimpiego, porta al sito dell'antica rocca medievale.
Ma prima di giungere al punto più alto del paese, dove accanto alla chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista si erge la torre campanaria, si incontrerà l'antico ingresso del cinquecentesco convento delle suore di San Domenico.
A sinistra si vedrà invece Via Vaccari, con sullo sfondo la bella villa novecentesca che porta questo nome (un tempo era Via del Poggiolo, e l'oratorio che porta questo nome è stato restaurato e riaperto nel 2005).
Il paese si attraversa in fretta. Prima di svoltare a sinistra verso Via del Trogolino, con l'oratorio che porta questo nome, e che conduce alla parte moderna di Montecreto, un tempo si incontrava l'Albergo Castagneto (ha avuto tanti nomi, anche Albergo Savoia): era l'unico albergo del paese.
La memoria del paese è conservata nel Museo della Comunità "La Casa dei Leoni di Pietra", collocato nei sotterranei del Palazzo comunale e curato da Carlo Beneventi, inaugurato il 20 settembre 2014, che prende il nome dai quattro leoni in arenaria provenienti dall’antico ponte di Strettara.
Piccole sono le frazioni di Montecreto: Magrignana (il cui borgo medievale conserva notevoli esempi di architettura rurale, con portali, stemmi, formelle in arenaria, con due notevoli colonne romaniche in arenaria, unici resti della distrutta pieve romanica di San Geminiano), Strettara, Rovinella, Acquaria.
Nei treppi di Acquaria si fanno le gare del Ruzzolone, e un tempo si andava a mangiare dalla Maria.
Oggi si va (ma bisogna prenotare secoli prima!) a Cà Cerfogli: non saprei dire il piatto migliore!
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(56, continua)
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