“Polvere”, quando il dolore diventa una forza
Il regista Michele Segreto spiega il suo lavoro in cartellone sabato 3 dicembre a San Felice per la rassegna “Tipì”
SAN FELICE. Stasera alle 21 presso l’Auditorium andrà in scena “Polvere”, con Marzia Gallo per la regia di Michele Segreto della compagna Il servo muto/Teatro. Un monologo, un dialogo impossibile tra madre e figlia tratto dal romanzo di Beatrice Masini “Se è un bambina” dove il ricordo convive con la morte, il dolore ma anche la speranza e l’amore. Lo spettacolo fa parte della rassegna di teatro partecipato “Tipì” e il regista Segreto è molto contento di poter tornare a San Felice dopo il terremoto e ritrovare la comunità della Bassa proponendo lo spettacolo, già pluripremiato in svariati festival.
Un monologo che racchiude un dialogo tra una madre e una figlia, come verrà inscenato?
«Lo spettacolo è tratto dal romanzo di Beatrice che Marzia aveva letto anni fa e quindi da qui è nata l’idea. Ci abbiamo lavorato per molto tempo ed è stato un lungo percorso ma era una storia che volevamo raccontare».
Si parla anche del dolore della guerra...
«Si, esatto, si parla anche della guerra ma non è uno spettacolo totalmente drammatico. La bambina vedendo tutto con i suoi occhi ha una lente di lettura nei confronti della realtà, della morte e del dolore molto ingenua che fa scaturire a volte dei meccanismi divertenti e ironici».
Un dolore quindi che diventa anche una forza?
«Certo, c’è questo gioco di testo, dall’altro invece proprio un gioco teatrale dovuto al fatto che un’attrice di 27 anni mette in scena un bambina, ci sono tante vie per farlo ma anche tanti rischi di cadere nello stereotipo e noi abbiamo cercato di trovare un modo per riportare una bambina in maniera anche esteriore in certi momenti distaccata e disincantata ma mai di fare la bambina perché risulterebbe abbastanza ridicola come situazione».
Come sarà allestita la scena?
«La scenografia è abbastanza basilare, Marzia a parte qualche piccolo oggetto si muove e al centro della scena dove ci sarà una grande sedia alta due metri, una scelta voluta che si vedrà nel corso dello spettacolo».
Il vostro spettacolo ha ricevuto tre importanti riconoscimenti, il Premio Petroni, Migliore regia e miglior allestimento al festival di nuova drammaturgia lombarda e dieci giorni fa è arrivato anche il Premio Giovani Realtà del teatro 2016 come “Miglior monologo”, qual è, secondo lei, la vostra carta vincente?
«È il nostro spettacolo, attualmente, il più fortunato. Sicuramente la storia e anche il riadattamento, questo è stato premiato sicuramente. Inoltre anche il dialogo con la madre defunta, che appare solo sotto forma di registrazione e la bravura di Marzia nei panni della figlia bambina hanno contributo come anche la storia, molto bella e profonda».
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