Gazzetta di Modena

Dionigi e il latino: «Può ridare dignità alla comunicazione»

Dionigi e il latino: «Può ridare dignità alla comunicazione»

Incontro con il latinista ed ex rettore dell'Alma Mater di Bologna per parlare di come la lingua possa ancora influire sul modo di parlare e confrontarsi

3 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Perché, in un'epoca in cui proliferano i mezzi di comunicazione, la reciproca comprensione è più difficile? Come mai ci ostiniamo a credere che il presente si riduca alla novità e che la novità si identifichi con la verità?

Sono domande filosofiche le cui risposte servono a fare crescere il pensiero e a fare ragionare i singoli. Tra i maestri dei quali ascoltare le risposte c'è anche Ivano Dionigi, rettore fino al 2015 dell'Alma Mater di Bologna, importante latinista, che sarà oggi alle 17 all'Accademia Nazionale di Scienze Lettere e Arti di Modena (Corso Vittorio Emanuele II 59) per presentare il suo ultimo libro “Il presente non basta. La lezione sul latino” (Mondadori).

All'incontro, organizzato in collaborazione con Unimore parteciperanno anche il filosofo Remo Bodei del Consorzio Festival Filosofia, il vicesindaco Gianpietro Cavazza, il rettore di Modena Angelo Andrisano e Mario Panizza, vice presidente dell'Accademia. Il latino evoca un lascito non solo storico, culturale e linguistico ma anche simbolico: si scrive “latino”, ma si legge “italiano, storia, filosofia, sapere scientifico e umanistico, tradizione e ricchezza culturale”. Non è un reperto archeologico, uno status symbol o un mestiere per sopravvissuti; è il tramite che - oltre a Roma - ci collega a Gerusalemme e ad Atene, l'eredità che ci possiamo spartire, la memoria che ci allunga la vita. È un'antenna che ci aiuta a captare tre dimensioni ed esperienze fondamentali: il primato alla parola, la centralità del tempo, la nobiltà della politica. Un compito fondamentale, da consegnare in primo luogo alla scuola: palestra dei fondamentali del sapere e crocevia del futuro.

Professor Dionigi lei è un grande difensore del latino, perché questa lingua è ancora così importante?

«Perché serve a ridare dignità alla parola, a restituirgli il suo vero significato in un'epoca nella quale le parole - la cosa più importante che abbiamo e ci distingue come uomini rispetto alle bestie - spesso vengono usate con un significato capovolto».

Da cosa nasce il libro?

«L'occasione è stato il mio discorso di congedo da rettore il 30 ottobre 2015. Mi chiesi come fare e invece di una cerimonia o una festa pensai di raccontare cosa il latino ha dato alla mia vita pubblica. Poi quel discorso ebbe una ampia eco mediatica e mi hanno cercato in tanti editori».

Lei parlava della parola.

«Oggi è impoverita perché c'è povertà di comunicazione, vogliamo rottamare il passato, ma facciamo il contrario del Rinascimento quando si dava grande importanza al passato, ai classici che ci hanno insegnato il primato della parola».

Si smarrisce il significato della parola.

«Già e il latino è in questo madre, perché serve a restituire il valore originario. Occorre riflettere soprattutto sulle etimologie delle parole perché esse, diceva Cicerone possono tutto».

Cosa le ha fatto scoprire il latino?

«Soprattutto l'importanza della Res pubblica, la sua nobiltà, da affiancare alla Res privata che certo è importante».

Tutto ciò nel mondo di oggi come si declina?

«Le tecnologie ci hanno fatto scoprire immensità dello spazi, ma siamo dei provinciali per quanto riguarda il tempo. Tutto pare appiattirsi, siamo all'inferno dell'uguale, mentre è la differenza che ci fa uomini, attraverso l'uso della lingua che in Europa è stata parlata per 20 secoli».

Occorrerebbe studiare latino in tutte le scuole?

«Al classico e allo scientifico è ovviamente fondamentale, nelle altre scuole servono programmi con i docenti di lettere, filosofia, storia».

Stefano Luppi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google