Montefiorino, paese libero storie e volti di un secolo fa
Qui nell’estate del 1944 nacque la prima Repubblica Partigiana d’Italia
L'8 settembre 1943 la radio annuncia la firma dell'armistizio di Cassibile, il re e Badoglio fuggono in Puglia, e l'esercito è allo sbando. Mussolini, liberato da Campo Imperatore sul Gran Sasso dai Tedeschi, fonda la Repubblica Sociale Italiana con sede a Salò. Inizia uno dei periodi più bui della storia italiana. Non voglio qui ripercorrere la storia della Resistenza in Provincia di Modena. Narrerò per sommi capi la nascita della Repubblica di Montefiorino, che ebbe vita dal 17 giugno al 1° agosto 1944 (la Repubblica dell'Ossola durò dal 10 settembre al 23 ottobre dello stesso anno), e controllò un territorio tra le Province di Modena e Reggio, che comprendeva Montefiorino, Frassinoro, Prignano, Palagano (allora ancora facente parte del Comune di Montefiorino), Polinago, Toano, Villa Minozzo e Ligonchio. La nascita delle prime formazioni partigiane della montagna, composte da ex soldati, da giovani renitenti alla leva o provenienti da famiglie antifasciste, diede luogo ad attività di disturbo dei movimenti di reparti fascisti o tedeschi. Con l'arrivo della primavera la reazione fu durissima. Il 18 marzo 1944 reparti fascisti e tedeschi raggiunsero Montefiorino, e dalla rocca iniziarono un intenso cannoneggiamento verso le frazioni poste sull'altro lato della valle del Dragone, proseguendo poi con un rastrellamento che comportò l'uccisione di 136 persone, uomini, donne e bambini, a Monchio, Susano e Costrignano. Ma la lotta partigiana non si arrestò, pur con profonde divisioni politiche tra i vari gruppi. Le Brigate Garibaldi, guidate da Mario Ricci "Armando" (1908-1989, Medaglia d'oro al Valor militare, Sindaco di Pavullo dal 1946 al 1960), erano legate al Partito Comunista; altre erano di matrice cattolica (a Gusciola aveva sede la Brigata Italia, sotto il comando di Ermanno Gorrieri "Claudio") (1920-2004, sindacalista, deputato, sociologo: a lui si deve il bellissimo La Repubblica di Montefiorino) e altre ancora di ispirazione monarchica. Il 17 giugno le formazioni partigiane presero stabilmente il controllo del territorio, e costituirono un governo democratico autonomo con sede nella Rocca di Montefiorino, dando vita alla Repubblica, mentre tutti i combattenti si riunirono nel Corpo d'Armata centroEmilia, al comando di Armando.
Si pensò alla riorganizzazione civile del territorio libero, alle elezioni dei sindaci, alla costituzione di un ospedale, al rifornimento di viveri e a tutte le incombenze alle quali un governo deve provvedere. Vi furono però anche arresti, processi ed esecuzioni di presunti collaborazionisti. Nel frattempo proseguivano, al di fuori del territorio liberato, le azioni di disturbo, volte a scongiurare un probabile contrattacco nazifascista, mentre gli Alleati paracadutavano nella zona liberata rifornimenti, attrezzature e alcuni ufficiali di collegamento.
Ma la strada delle Radici rendeva possibile mantenere collegamenti diretti fra la Pianura Padana e la Garfagnana, dove le truppe tedesche avrebbero dovuto resistere all'avanzata degli Alleati, e questa strada attraversava i Comuni di Montefiorino e Frassinoro in mano ai partigiani.
Il comando tedesco decise allora il 30 luglio 1944 di iniziare un duro rastrellamento con largo impiego di mezzi e uomini puntando con colonne militari provenienti da diverse direzioni ad accerchiare il nemico.
I partigiani inizialmente si opposero, e si ebbero alcuni scontri con perdite di uomini. Fu però inevitabile constatare che non sarebbe stato possibile resistere a un'offensiva così massiccia. Dopo quarantacinque giorni si concludeva così la Repubblica di Montefiorino. I tedeschi occuparono subito Montefiorino e diedero alle fiamme il paese, e la stessa sorte fu riservata a Villa Minozzo, Piandelagotti, Gombola e Toano. Alcune brigate si dispersero, altre oltrepassarono il crinale appenninico e raggiunsero le truppe della V Armata americana che le accolse utilizzandole anche in combattimenti, come avvenne per la divisione Armando.
P.S.
Ho conosciuto personalmente sia Ermanno Gorrieri che "Armando". Scrivendo queste poche righe non ho potuto fare a meno di commuovermi. Il fratello di mia madre si chiamava Fermo Ognibene. Era nato l'11 marzo 1918 e morì a Succisa di Pontremoli il 15 marzo 1944. Aveva appena compiuto 26 anni. Questa è la motivazione della Medaglia d'oro al Valor militare: "Comandante di un battaglione partigiano in sosta durante una marcia di trasferimento, veniva attaccato da forze fasciste superiori per numero e armamento.
Disposti i suoi uomini alla difesa, si portava nel punto più esposto per meglio dirigere l'azione e, dopo aver personalmente abbattuto con una precisa raffica di fuoco il comandante fascista, si slanciava con leonino ardimento per eliminare un centro di fuoco avversario che colpiva d'infilata il suo schieramento. Ferito mortalmente nell'audace tentativo, trovava ancora la forza di ordinare il ripiegamento del battaglione che era per essere circondato dai sopraggiunti rinforzi e rimaneva sul posto per coprire il movimento col fuoco del suo mitra.
Esaurite le munizioni, continuava la strenua difesa col fuoco dell'arma di un compagno cadutogli vicino e, dopo avere fieramente rifiutato le intimazioni di resa, esalava per le ferite riportate l'estremo respiro, offrendo in sublime olocausto la giovane vita per la redenzione della Patria".
Il cugino di mio nonno si chiamava Armando Bussi. Era nato il 17 dicembre 1896. Questa è la motivazione della sua Medaglia d'oro: "Antifascista di pura fede, per tutto il ventennio della dittatura manteneva intatta la sua speranza nel miglior avvenire d'Italia. L'8 settembre 1943 iniziava la difficile opera di organizzatore delle formazioni partigiane del Partito d'Azione nel Lazio. Pur ricoprendo incarichi di comando, partecipava personalmente a tre delle più importanti azioni di sabotaggio effettuate a Roma.
Arrestato dalla squadra Kok veniva a lungo torturato, ma il suo forte spirito riusciva a vincere il dolore della carne martoriata. Salvava la vita ai propri compagni indicando se stesso come unico responsabile. Veniva fucilato alle Fosse Ardeatine, immolandosi gloriosamente per il trionfo della giustizia e della libertà. Roma, 24 marzo 1944".
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(57, continua)
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