Ottani, dodici tende per raccontare la fuga dalla guerra
MODENA. A forma di 12 tende, con 24 immagini, si presenta l'installazione “Scappare la guerra” di Luigi Ottani nel chiostro della facoltà di giurisprudenza dell’Università, in via San Geminiano. Le...
MODENA. A forma di 12 tende, con 24 immagini, si presenta l'installazione “Scappare la guerra” di Luigi Ottani nel chiostro della facoltà di giurisprudenza dell’Università, in via San Geminiano. Le immagini sono state selezionate fra quelle pubblicate su “Dal libro dell’esodo” (Edizioni Piemme), reportage che il fotografo modenese ha realizzato, nell'agosto 2015, con Roberta Biagiarelli, attrice di teatro e documentarista, lungo i binari fra Grecia e Macedonia, dove le famiglie iraniane fuggite dalla guerra, portavano ciò che era possibile, soprattutto una tenda. E a struttura di più tende, su cui sono state trasferite a stampa le immagini, è stata concepita l'installazione, in occasione del “Festival della migrazione 2016” per indicare la terribile condizione di sopravvivenza, per denunciare il processo di annientamento della dignità umana, ma per mettere in luce anche gli affetti non solo familiari: bambino in braccio alla madre, con la mano in quella del padre, o seduto su un binario, una famiglia che cerca di passare la frontiera, persone in fila per essere sottoposte a controllo, il filo spinato, un gendarme con fucile. Sui volti è stampata la preoccupazione, la paura. Palpabile il senso di disagio di persone a cui non manca la dignità di affrontare un avverso destino, un lungo peregrinare, la realtà nella sua dimensione più avvilente, soprattutto quando manca la comprensione, l'aiuto di popoli che ostacolano i profughi a cercare un sicuro rifugio. Tutto accade nel tratto di binari che collega Gevgelija, in Macedonia, a Idomeni, in Grecia, dove il reportage è stato portato a termine, grazie al viaggio che Ottani e la Biagiarelli hanno intrapreso, lo scorso anno, sulla rotta balcanica dei migranti. «A Idomeni - dice Ottani, sempre impegnato a raccontare storie di umanità con mostre e libri - si era formato, nei pressi della ferrovia, un campo profughi che è stato poi smantellato. Resta sempre problematica la politica dell’accoglienza e inquietante la chiusura dei confini per gente che vorrebbe raggiungere la Serbia, l'Ungheria, la Germania. Per questa installazione è stato necessario l'aiuto dei miei giovani amici scout Ceci, Alby, Marco e Checco che si sono rivelati “curatori” speciali. Devo ringraziare anche Roberta Biagiarelli, Andrea Cavallini, tutto lo staff di MediaMo e il Bizzo (PuntoJpg) per le stampe». Le immagini determinano un sicuro coinvolgimento emotivo, per il linguaggio forte, concreto, per il valore documentaristico di una lunga odissea. Emerge il senso di una tragica esperienza umana, individuale e collettiva alla quale almeno l'arte riesce a dare voce con un preciso impegno umano e civile.
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