Un acrobata della parola alla ricerca di “Nessi”
Alessandro Bergonzoni, stasera al Teatro Fabbri, con il suo ultimo spettacolo cerca il filo logico in una realtà sfaccettata tra famiglia, lavoro, fede e politica
VIGNOLA. È un appuntamento davvero invitante quello offerto stasera, alle 21, dal Teatro Fabbri di Vignola. Alessandro Bergonzoni, lo straordinario funambolo della parola, presenta “Nessi”, il suo ultimo spettacolo, ideato assieme a Riccardo Rodolfi, con il quale prosegue la propria personale ricerca di senso e di sostanza di un percorso artistico indubbiamente originale.
Partito come acrobata della lingua italiana che con intenti prevalentemente umoristici sapeva architettare sorprendenti costruzioni lessicali e sintattiche, l’artista bolognese ha via via sempre più diversificato i propri interventi, con escursioni nel campo delle arti visive, della poesia, del cinema. Ma anche in teatro l’evoluzione della sua ricerca sta producendo frutti che pongono in risalto una maturazione artistica che oggi si trova a confrontarsi con l’evoluzione stessa della sua biografia così come del mondo attorno a lui.
Se nel precedente “Urge”, infatti, Bergonzoni si era trovato ad occuparsi delle invocazioni che sorgono in un’epoca caratterizzata dalla protesta nelle forme più poliedriche, “Nessi”, invece, è “uno spettacolo non sull'antipolitica ma sull'ante-politica, tutto quello che si deve fare e si può fare da cittadini, da padri, da studenti, da lavoratori, sul tema culturale, artistico e poetico. Questo è il tema principale, con i mezzi, i mattoni della comicità, della surrealtà, della metafisica, mai della satira, mai della parodia”.
L’impressione è che Bergonzoni qui un po’ si ripieghi in una situazione di profondità interiore che egli cerca di esprimere in modo istintivo, quasi viscerale. I geniali, divertentissimi calembour che lo hanno reso celebre si direbbero qui più funzionali a costruire paradossi metafisici attraverso i quali porre interrogativi sul mistero della vita e, di conseguenza, della morte. Che in questo spettacolo è presente forse più che in altre occasioni, paradigma del nonsense per eccellenza che gli consente battute davvero fulminanti, prima di giungere al rapporto tra padre e figlio, agli incubi del lavoro, ai paradossi della fede, alla ricerca dei nessi tra tutte queste cose, quelle connessioni che rendono l’esistenza una sorta di inverosimile ammasso di incongruenze, con una nota dominante che, spettacolo dopo spettacolo, diventa sempre più amara, sempre più malinconica anche per via dell’oggettivo riscontro della distorsione dei valori su cui basiamo la nostra vita.
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