Gazzetta di Modena

C'era una volta a Modena

Montese e la sua Rocca testimoni della storia

Montese e la sua Rocca testimoni della storia

Qui passava la Linea Gotica. I giorni della guerra, la battaglia e la Liberazione

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Segue da pag. 19

Anche la Rocca dei Montecuccoli, che domina un panorama vastissimo dall'Appennino alla pianura, è stata colpita nell'ultima guerra. Restaurata, il Comune vi ha allestito il Museo Storico di Montese.

Molto numerose sono le frazioni, su un territorio che si estende per 81 kmq: Bertocchi, Castelluccio, Iola, Maserno, Montalto, Montespecchio, Salto, San Giacomo Maggiore, San Martino, Semelano (anche Montetortore e Rosola appartenevano a Montese, ma nel 1859 furono assegnate al neonato Comune di Zocca). Maserno ha una bella Chiesa parrocchiale, e l'Oratorio di San Sebastiano a Riva di Biscia ha begli affreschi del Quattrocento, al pari di Monteforte nell’Oratorio di Sant'Antonino.

Una curiosità: una delle frazioni ha nome San Giacomo Maggiore, ma fino al 1955 si chiamava Ranocchio. Giovanni Gronchi firmò il decreto che modificava il nome, perché, come chiedevano gli abitanti della frazione già nel 1940, "il nome di Ranocchio non rappresenta alcuna tradizione degna di essere conservata, trovando, con ogni probabilità, la sua un poco oscura e poco lieta origine verso il 1500 da uno stagno, pieno di ranocchi, formatosi in località Cà di Buratta in seguito a una lavina … Nulla quindi si perde abolendo questo nome, che anche oggi suona ridicolo all'orecchio di ognuno".

Montese ha oggi 3.344 abitanti, ma erano quasi 7.000 agli inizi del Novecento. Subì, come tutti i paesi del nostro Appennino, una fortissima emigrazione. Come ci racconta Walter Bellisi nel suo straordinario La valigia di cartone. Storie di emigranti di Montese e dintorni, “dal 1886 al 1920, dal territorio del Comune di Montese espatriarono più di cento persone all'anno, una media che segnò picchi di 364 partenti nel 1906 e di 352 nel 1910”.

P. S.

Parlando di Montese, si può forse dimenticare la patata, un cultivar eccezionale, apprezzato anche in passato?

Nel 1867 Ferdinando Cavazzoni, credenziere presso i Molza, pubblicava un ricettario che comprendeva numerosi piatti a base di patate, tra i quali: bignè di patate fritti, bodino e niocchetti di patate e patate trifolate.

Rolando Bussi

bussirolando@gmail.com

(59, continua)

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