La Natività tra incanti e miserie
Nelle Cantine degli Scolopi terrecotte di Fornaciari che ricordano anche guerre e naufraghi
FANANO. Un Natale che non sia soltanto rievocazione della nascita di Gesù, ma anche richiamo ad un impegno umano e civile. Questo è il senso delle terrecotte che Marco Fornaciari presenta, fino al 31 gennaio, nella Cantine degli Scolopi. Forte è il sentimento religioso che si concretizza nella materia povera, come la creta, che pare essere la più idonea ad esprimere la vita nella sua semplicità, la concreta esistenza nell'umiltà dei gesti, delle azioni. Innegabile è il carattere sacro da cogliere nell'Annunciazione, nella visita ad Elisabetta, nell'annuncio a Giuseppe, nel Presepe costituito da 12 grandi figure, realizzato dal 2011 ad oggi, in cui si avverte una spiritualità soffusa, misteriosa, con l'annuncio dell'angelo a Maria che resta incredula, turbata. Il senso religioso si sposta verso altri territori. C'è meraviglia di fronte all'insondabile venuta di Cristo sulla terra, ma l'artista riconduce tutto a rappresentazione di una sorprendente umanità quotidiana, con la Madonna che stabilisce una simbiosi con il bambino, mentre Giuseppe resta quasi “distante” dalla scena; con Maria che incontra Elisabetta per esprimere insieme, con le pronunciate pance, la gioia della maternità; con i pastori stupefatti che rendono visita alla sacra famiglia. Così l'opera d'arte è avvertita all'interno della tradizione, come racconto e pure come figurazione, con una trepida ed affettuosa vicinanza ad un mondo di amore che la festa di Natale celebra con devozione. Ma è l'occasione per lo scultore vignolese di guardare alle vicende del nostro tempo, per rivelarne miserie, ipocrisie ed egoismi. Allora la creta consente immagini pulsanti di espressività, di pienezza emotiva da riscontrare in terrecotte come la guerra, il naufragio e, ancor prima, con “La fuga in Egitto”. Inquietante ed assurda è la scena di una donna africana con il suo bambino denutrito che non ha nemmeno la forza di tenere in alto la testa. Intensamente drammatica è anche l'opera “Mediterraneo”, con il mare che accoglie 59 creature che combattono contro le onde per tentare di salvarsi. Una testimonianza che assume un pathos apocalittico, per denunciare una infame condizione di sopravvivenza. Un impegno che Fornaciari ha messo in luce anche in sculture pubbliche: il monumento per ricordare l'eccidio di Pratomaggiore; “Madre Teresa di Calcutta” nella chiesa di Rubbiara. Fornaciari è tornato a Fanano dove ha partecipato, nel 1991, al Simposio di scultura su pietra e la sua opera si è aggiudicata il primo premio della giuria popolare. Tanti primi premi anche in concorsi per presepi.
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