Gazzetta di Modena

Arrivano gli Oblivion a Pavullo e la musica si fa satira

di Daniele Montanari
Arrivano gli Oblivion a Pavullo e la musica si fa satira

“The Human Jukebox” al teatro Mac Mazzieri di Pavullo. «Giochiamo col pubblico... e nessun cantante si è mai lamentato»

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PAVULLO. Musica, virtuosismi e risate a braccetto oggi dalle 21 al Mac Mazzieri con uno spettacolo d'eccezione che porta a Pavullo (e domani all'auditorium di Mirandola), nell'ambito della stagione teatrale Ater, l'irriverente gruppo bolognese degli Oblivion per dare vita a “The Human Jukebox”. Ovvero, uno spettacolo che dal novembre 2015 non smette di conquistare palcoscenici in giro per l'Italia, per la sua verve e l'unicità di ogni serata, perché in scena non va mai la stessa performance.

I cinque estrosi artisti (Graziana Borciani, Davide Calabrese, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli e Francesca Folloni, sostituita per maternità da Clara Maselli) per la regia di Giorgio Gallione daranno vita a un articolato mangianastri umano che mastica tutta la musica e la digerisce in diretta in modi mai sentiti prima. Secondo lo stile apprezzatissimo che li ha già portati a stravolgere i grandi della letteratura (vedi “I Promessi Sposi in 10 minuti” e “L'Inferno in 6 minuti”) ma anche le icone musicali (come “Evolution of Sanremo”: 66 edizioni del Festival liofilizzate in 5 minuti, presentate a gennaio per i 40 anni di Repubblica).

Qui si partirà con “gettone” al pubblico: un giro di sala per raccogliere le preferenze musicali e poi portarne una parte sul palco nel divertente stravolgimento di questo gruppo passato con brio anche sul piccolo schermo (con Serena Dandini in “Parla con me” e poi “Zelig”). Ma c'è anche molto, molto altro, come spiega Lorenzo.

Improvvisazione padrona, dunque?

«Giochiamo col pubblico, e questo crea uno spettacolo sempre diverso. Tanto che molte persone sono venute a rivederlo in giro per l'Italia. Crea dipendenza, in un certo senso. E noi non buttiamo mai via i bigliettini: ci servono per fare una statistica dei personaggi più in voga, secondo cui aggiorniamo sempre le performance».

Non c'è mai un cantante che si lamenta per la parodia?

«Per adesso no, almeno esplicitamente. In tv da Fiorello Sangiorgi dei Negramaro ci ha fatto anche i complimenti per la sua. Però a volte siamo bastardissimi, sì, specie con i cantanti che amiamo di più. Direi che abbiamo inventato un nuovo genere».

Quale?

«La satira musicale, che va a colpire i personaggi più influenti che ci sono, perché i cantanti oggi contano molto di più dei politici, come si è visto anche nella corsa ad accaparrarsene per il Sì e il No al referendum. Sono opinion leader, e allora basta con la satira sui politici: prendiamo i cantanti».

Però ci vuole anche rispetto per i grandi, o no?

«Il maggior rispetto per un pezzo lo si mostra facendolo bene. E noi a volte lavoriamo per settimane a cercare la soluzione giusta, con l'intenzione di offrire qualcosa di durevole sulla scena».

Mai stati a Pavullo?

«No, personalmente mi sono spinto fino a Zocca dal versante bolognese, ma a Pavullo no».

Che cosa distingue un teatro di provincia?

«Intanto i teatri di provincia sono essenziali. Sono loro che sostengono le spese delle grandi tournée, sono un tessuto capillare e vitale per l'intero sistema. Si trova a volte gente che ci dice: grazie che siete venuti in provincia! E invece siamo noi che dobbiamo ringraziare loro. Poi in provincia c'è un approccio diverso: il pubblico viene perché è interessato allo spettacolo, sì, ma soprattutto perché ama il proprio teatro e vuole sostenere questo punto di aggregazione sociale. C'è molto affetto, ed è una cosa veramente bella».

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