Nonantola e la sua Abbazia storie e foto di un secolo fa
L’edificio sacro risale all’XI secolo e più volte è stato sottoposto a interventi
NONANTOLA. Sono molto affezionato a Nonantola. Sono nato (per caso) alla Gulfera il 18 ottobre 1943, e sono stato portato a battezzare ad Ardò con un cavallo. Mia madre era lì sfollata presso parenti di mia nonna paterna. Mio padre, catturato l'8 settembre, era stato imprigionato a Modena nella Cittadella.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.14659442:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2017/01/04/fotogalleria/c-era-una-volta-a-nonantola-l-abbazia-nel-secolo-scorso-1.14659442]]
Scappò attraverso le fogne, arrivò a Nonantola e rimase lì nascosto fino al 21 aprile 1945, quando arrivarono gli Alleati, sfuggendo ai rastrellamenti fascisti. I parenti si trasferirono nel dopoguerra alla Via Larga. Andavo da bambino con mia nonna a Nonantola con la Marianeina (era la linea ferroviaria Modena-Ferrara, soppressa nel 1956, di cui sopravvive ancora l'edificio della stazione). Ricordo una "zia" che chiamavano "Mòfa": aveva due bei baffi! Il Comune di Nonantola si estende su 55,32 kmq, e ha circa 15.800 abitanti, con frazioni come Bagazzano, Campazzo, Casette, La Grande, Redù, Rubbiara, Via Larga. Il centro di Nonantola conserva numerose tracce del passato medievale, tra le quali la Pieve di San Michele Arcangelo, che risale al IX secolo, e le due torri dette "dei Modenesi" e "dei Bolognesi".
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.14659488:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2017/01/04/fotogalleria/c-era-una-volta-a-nonantola-immagini-del-paese-nel-secolo-scorso-1.14659488]]
La Torre dei Bolognesi, restaurata nel 2004, è oggi sede del Museo di Nonantola, dedicato alla storia della città. Alta 38,13 metri, è il complesso meglio conservato della possente struttura di mura e fossati destinata alla difesa di Nonantola tra il 1200 e il 1300. Il Museo racconta la storia della comunità locale da oggi alla preistoria, in un percorso a ritroso nel tempo scandito su quattro piani e sulla base di tre fili conduttori: lo sviluppo della comunità, la trasformazione del territorio e lo strettissimo legame tra il popolo e la sua terra. Ma la puntata di oggi è necessariamente dedicata all'Abbazia.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.14659521:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2017/01/04/fotogalleria/nonantola-volti-e-luoghi-del-secolo-scorso-1.14659521]]
Si deve a Girolamo Tiraboschi, grande bibliotecario degli Estensi, la Storia dell'augusta abbazia di San Silvestro di Nonantola, aggiuntovi il Codice Diplomatico della medesima illustrato con note, in 2 volumi, pubblicata a Modena nel 1784-1789. L'edificio risale all'XI secolo, più volte ristrutturato, soprattutto nei secoli XVII e XVIII. Come accadde anche al Duomo di Modena, fu ripristinato in forme romaniche tra il 1913 e il 1917 secondo i discutibilissimi criteri dell'epoca. Le immagini di inizio Novecento ci mostrano la chiesa com’era, e i pesantissimi lavori su una chiesa completamente disfatta.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:foto-e-video:1.14659549:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/foto-e-video/2017/01/04/fotogalleria/girando-a-nonantola-le-immagini-del-secolo-scorso-1.14659549]]
Per chi non è mai stato a Nonantola a vedere l'Abbazia (ma deve assolutamente andarci: è un capolavoro romanico. Oggi, ferita dal terremoto del 2012, è in fase di ristrutturazione, ma è visitabile in tutta sicurezza) ne farò una breve descrizione.
Il protiro, retto da due colonne su leoni stilofori, domina la facciata, e incornicia lo splendido portale di scuola wiligelmica. A sinistra sei formelle raccontano la fondazione dell'Abbazia (nella seconda il re Astolfo dona al cognato Anselmo la terra di Nonantola e il primo nucleo di beni, rappresentati da una zolla) e la traslazione delle reliquie dei Santi nel monastero, mentre a destra illustrano storie della Natività e dell'infanzia di Cristo. Il fregio all'interno, retto da telamoni, mostra un tralcio abitato. Sopra l'architrave, la splendida lunetta raffigura Cristo in trono affiancato da due angeli e circondato dai simboli degli Evangelisti.
Sotto alla lunetta, sull'architrave, un'iscrizione latina ci ricorda che anche anticamente i nostri territori erano soggetti ai terremoti: "Le alte volte del tempio crollarono nel millecentodiciassettesimo anno dalla nascita del Redentore, e quattro anni dopo si cominciò a ricostruirle".
Entrati nelle tre navate separate da due file di pilastri, lo sguardo converge sul presbiterio soprelevato, a cui si accede attraverso la grande scalinata centrale o dalle due scale minori laterali, e sulla cripta, più in basso rispetto al piano d'ingresso.
La cripta dell'abbazia è una delle più vaste delle chiese romaniche europee. Costruita nell'XI secolo, venne interrata a inizio Quattrocento a causa di frequenti infiltrazioni d'acqua e riaperta solo con i restauri del 1913-1917. È una selva di ben 64 colonnine, che custodisce le reliquie di sei santi: sono quelle di Anselmo († 3 marzo 803), abate fondatore, Adriano III papa, Senesio e Teopompo martiri, Fosca ed Anseride vergini.
Non voglio farvi ancora da Cicerone, ma se, usciti dalla cripta e tornati nella navata della basilica, vi inoltrerete a sinistra oltre la porta sud accederete al portico-loggia (XIV-XV secolo), e da lì all'estremità ovest alla Sala del Pilastro (sec. XIV). A destra della facciata della Basilica si trova il Palazzo Abbaziale. L'edificio attuale rispecchia la ristrutturazione settecentesca che vi collocò il Seminario. Tutto il piano terreno conserva, sotto l'intonaco, ampi tratti dell’edificio medievale, evidente nel bel portale gotico e nell’androne retrostante. Oggi il palazzo ospita l'Archivio e la Biblioteca abbaziali e il Museo Benedettino Nonantolano e Diocesano di Arte Sacra (visitatelo!). Per deformazione professionale vado matto per gli splendidi codici medievali provenienti dallo scriptorium monastico, come l'Evangelario di Matilde di Canossa (XI sec.), il Graduale o Cantatorio, antico codice musicale contenente le melodie gregoriane (XI sec.), l'Acta Sanctorum (XII sec.), e soprattutto per le pergamene dell’Archivio storico abbaziale, il più ricco di pergamene dopo quello vaticano: sono più di 4.500. Ben 131 documenti sono precedenti al Mille, e costituiscono un passaggio obbligato per gli studiosi di storia altomedievale italiana ed europea. Si trovano qui i celeberrimi documenti di imperatori e papi: il diploma con il monogramma di Carlo Magno, la pergamena siglata da Matilde di Canossa, quella di Federico Barbarossa, e quella dell'Abate nonantolano Gotescalco che ha dato origine alla Partecipanza Agraria, di cui parleremo nella prossima puntata.
L'Archivio ha ricevuto cure continue, soprattutto dal Seicento e dalla fine del Settecento, ma anche durante il Novecento. Ma fu monsignor Francesco Gavioli (era nato a Mortizzuolo di Mirandola il 6 agosto 1909 e morì a Nonantola il 28 agosto 1997 all’età di 88 anni), straordinaria figura di appassionato cultore di storia locale e di archivi, ad aprire gli archivi abbaziali alla consultazione. Il suo entusiasmo e la sua competenza hanno contagiato e coinvolto molte persone: studiosi universitari di risonanza nazionale e semplici appassionati. Alla sua morte lasciò qui le sue ultime collezioni: quella di documenti su città e paesi del Modenese, quella di incunaboli e cinquecentine, quella di libri di storia locale (molto di questo materiale è stato donato agli inizi degli anni '80 da don Francesco alla Biblioteca Comunale di Mirandola dove è custodita l'importante Raccolta Gavioliana, ora inagibile per il terremoto).
Nel 1982 costituì il "Gruppo Studi Bassa Modenese", con sede a San Felice sul Panaro, che oltre a monografie di storia locale pubblica una qualificata rivista. Nel 1987 aveva fondato a Nonantola il "Centro Studi Storici Nonantolani".
Rolando Bussi
bussirolando@gmail.com
(60, continua)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
