Gazzetta di Modena

La squillante tavolozza di Luisa

di Michele Fuoco
La squillante tavolozza di Luisa

Al Salotto del Muratori le opere, esperienze umane e culturali, della pittrice Maria Simone

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VIGNOLA. È una pittura di “impronta” francese quella che Maria Luisa Simone De Grada presenta fino all'8 gennaio (giovedì e venerdì 15.30-18.30; sabato e domenica 10-12, 15.30-18.30), al Salotto di L.A. Muratori. La sua opera invita a ripensare a quella di Gauguin, di Matisse, dei Fauves, con una “forma di impegno per nulla programmaticamente ostentato ma vissuto - nota Gian Alberto Dell'Acqua - in profondo e come tale tutt'altro che consueto negli artisti d'oggi”. Il momento creativo trova relazioni con l'uomo e la natura, con la gioia di vivere sostenuta da una accensione cromatica, da una immediatezza espressiva. I giardini di Parigi, di Bruxelles, di Milano, le palme a Portofino traggono forme e stile dal senso vitale che ogni elemento naturalistico custodisce, a cui dà forza un colore di intensa luminosità e di valore persino musicale. Una freschezza d'immagine che prende origine, nelle case norvegesi e della “Ville Lumière”, nel ponte di Ginevra, nel Natale, da una struttura figurativa di ardite soluzioni compositive, con una ritmica articolazione di piani e di elementi segnici, sinuosi e mobili, quasi arabeschi, tra cui scorre un colore squillante, talvolta liberamente disposto sulla tela. Nella semplificazione di soluzioni prospettiche la tavolozza rimane brillante per raffigurare cani (carlini, di cui l'artista è allevatrice a livello europeo; il canile di Gabriella a Padova) e gatti; la ragazza tedesca, la festa che la donna inscena per la morte del tiranno in America Latina. Così l'idea dell'arte passa per le pulsioni della vita, l'impegno politico che la Simone ha coltivato con il marito Raffaele De Grada, storico dell'arte; come pure per la conoscenza dell'arte africana, delle culture orientali, in particolare quella giapponese. Costante il suo impegno per la cultura, sin dagli anni '60, quando collabora alla rivista “Realismo”. Nel 1974 è alla Biennale di Venezia con altri artisti per la mostra “Gruppo 8 Marzo”. Dieci anni dopo dà vita ad un serie di mostre, dal titolo “Città e Campagna”, cui partecipa pure il vignolese Domenico Simonini, con tappa al Castello di Vignola. La Simone ha studiato pittura a Venenzia per poi displomarsi alla Scuola del Castello di Milano. Tra le mostre nel capoluogo lombardo anche quella alla Galleria Cortina (1968) e alla Galleria Darcon, nonché l'antologica, nel 1988, al Castello Sforzesco. Personali anche all'estero: Monaco, Noriberga, Varsavia, Toronto, Barcellona, Parigi, Lugano. Tra i critici che si sono interessati del suo lavoro Argan, Valsecchi, Sala, Bossaglia, Lajolo. Grasso.

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