Gazzetta di Modena

La ricerca ha cuore nella pittura

di Michele Fuoco
La ricerca ha cuore nella pittura

Alla Galleria Annovi opere di Di Piazza, Jori, Vaccari, Guerzoni, Mazzieri, Covili, Giusti

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SASSUOLO. La modernità riscopre il valore della pittura che diventa ricerca quotidiana per molti artisti, anche di grande notorietà, e conduce al cuore dell'osservatore. La mostra, presso la Galleria Annovi, in via Radici in Piano 127, indica percorsi e linguaggi differenziati di pittori contemporanei, e anche di un recente passato (Mac Mazzieri, Gino Covili), che portano sulla tela un mondo reale ma anche fantastico, concretizzando sentimenti, pensieri, immaginazione. Nelll''ampio ventaglio di soluzioni tecniche e linguistiche, dagli esiti anche informali, scopriamo “l'ultimo Natale” del milanese Fulvio Di Piazza che porta la rappresentazione oltre gli aspetti religioni, con un gioco di esplodenti ed irriverenti notazioni su Babbo Natale, la renna, la strega. La figura umana resta centrale nell'incontro di pugilato e nel pianista del genovese Alfonso Bonavita che esalta il senso del movimento; nelle scene di film del milanese, di origini beneventane, Pietro Finelli che conferisce nuova esistenza e significato alle immagini; nell'espressionista ritratto del contadino (e pure di un animale selvatico), che trova forti identità nella natura, del pavullese Gino Covili; nelle grottesche, esilaranti, creature del caffè in piazza del parmigiano Enrico Robusti. Partecipa all'esistenza dell'uomo il modenese Wainer Vaccari con i suoi audaci personaggi (piccola, dolce infanzia; androgino...) che esprimono pose eloquenti e teatrali, si caricano di sazietà di sensi, di forti desideri nel fare; il pavullese Giorgio Sebastiano Giusti che concepisce il quadro, dal titolo “il vento meccanico”, come invenzione della realtà (un treno) sviluppata in un'atmosfera onirica. Di gusto pop è, invece, la sua opera “un pugno di mosche”. Incroci immaginativi e realistici recano le opere (luogo di transito; conflitto) di convenzione figurativa di Massimo Pedrazzi. Di potenza poetica di trasfigurazione si connota l'opera “cortese rugiada che ritorna” del pavullese Mac Mazzieri, con la figura sognante dell'artista. Materiche sono le case che il meranese Marcello Jori ha concepito in una dimensione precaria, nel ricordo dei disastri del terremoto. Intreccia, con festosità d'immagine, aspetti di vegetazione e di vita animale (pesci), il milanese Siva. In una composizione equilibrata il sassolese Fausto De Nisco fa convivere una quantità di particolari di sapiente proliferazione inventiva. Di organizzazione quasi geometrica si strutturano, con saporosità di colori informali, le archeologie del modenese Franco Guerzoni. In mostra anche le “mine” in ceramica di Matteo Negri.

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