Annalisa Vandelli: scatti sul Sud del mondo
Annalisa Vandelli alla conquista di Roma: mostra della fotografa sassolese alla galleria 28 Piazza di Pietra Capitolina visitabile fino al 27 febbraio
ROMA. Annalisa Vandelli conquista Roma. . Sarà inaugurata giovedì prossimo alle 18.30 la mostra della fotografa sassolese alla galleria 28 Piazza di Pietra Capitolina. Visitabile fino al 27 febbraio, l’esposizione conterrà sessanta immagini, raccolte in dieci anni. Scatti che raccontano realtà spesso dimenticate, come sottolinea il titolo dato all’esposizione: “In un vortice di polvere”. Per i curatori Uliano Lucas e Tatiana Agliani le parole e le immagini scelte «c’interrogano su un Sud del mondo che continuiamo a non vedere, a non considerare». Tutto ciò dimenticando sia le notizie di cronaca sia i suoni alle nostre porte di chi bussa alla ricerca di un aiuto. Secondo i curatori ciò accade «malgrado migliaia di migranti ce ne portino quotidianamente i drammi e i problemi con le loro vite spezzate, malgrado le nostre scelte di vita e le nostre politiche abbiano condizionato la sua storia recente e passata. Quasi che i confini del mondo ancora oggi si fermassero alle Colonne d'Ercole». La fotoreporter che collabora con il ministero degli Esteri ha racchiuso nei suoi scatti scorci di dodici Paesi: Etiopia, Nicaragua, Tunisia, Guatemala, Pakistan, Kenya, Egitto, Albania, El Salvador, Giordania, Libano, Mozambico. Vi sono anche due luoghi non ancora riconosciuti come Stati indipendenti: Saharawi e Palestina. Per Lucas e Agliani il merito dell’autrice è di aver trovato «una delicatezza che si scopre negli sguardi che ti vengono restituiti dalle persone ritratte». La fotografia della professionista per loro «abbandona il mito dell'obiettività per entrare nella vita dei protagonisti delle immagini». Un giudizio positivo è stato espresso da Andreas Neufert. «Le fotografie sono al tempo stesso “immagini di strada” e singolari composizioni poetiche - ha spiegato lo storico dell’arte - combinano fugaci racconti di viaggio con quella particolare stasi della forza iconografica atemporale, ci colpiscono, ci riguardano. Attraverso il confronto con un sistema di valori diverso dal nostro si caricano di un esotismo del tutto nuovo».
Gabriele Farina
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