Gazzetta di Modena

“GGG”: Spielberg indaga il problema dell’Altro

di Alberto Morsiani
“GGG”: Spielberg indaga il problema dell’Altro

Il nuovo film del regista di Cincinnati ripropone in modo originale il tema centrale della sua opera

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GGG - GRANDE GIGANTE GENTILE di Steven Spielberg. Gb/Can/Usa 2016

Lo spazio schermico spielberghiano è uno spazio circoscritto e autosufficiente, una cornice che isola il sistema filmico dallo spettatore. In una lettura più pessimistica, è un ghetto per le immagini, uno schermo di concentramento con alcuni personaggi che premono per uscire dalla fiction e altri che avvertono il pericolo di questa irruzione dell'immaginario nel reale. Questo schema è esaltato in “GGG”, con il gigante che esce dal suo spazio filmico/fantastico e riempie letteralmente lo spazio del Reale, addirittura entra, dovendo comicamente strisciare per farlo, nelle stanze simboliche di Buckingham Palace al cospetto della Regina, in una Londra di fascino dickensiano. Dal punto di vista del Tema, al centro del cinema del regista di Cincinnati c'è il problema dell'Altro, e delle difficoltà di riconoscerlo in quanto Altro. Un Altro che, via via, può essere l'Alieno di “ET”, “Incontri ravvicinati”, “La guerra dei mondi”, la Bestia di “Lo squalo”, il Nazista (Spielberg è ebreo) di “Schindler's List”, “L'impero del Sole”, “1941”, “Salvate il soldato Ryan” e altri, fino ad arrivare agli ultimi, il Comunista di “Il ponte delle spie” e il Gigante, appunto, di “GGG”. In quest'ultimo film, è questione di differenze di grandezze tra il gigante e la bambina. A Sophie il gigante pare una cosa spaventosa, ma le cose cambiano quando all'improvviso compare un altro Gigante ancor più gigantesco e assai più minaccioso. La lezione profondamente umanista dunque è: l'Altro è sempre l'Altro di qualcun Altro. Bisogna cercare di accettarlo, se possibile. Se c'è una favola che Spielberg continua a raccontare nei suoi film è quella di Cappuccetto Rosso e il Lupo, un lupo che può appunto assumere diverse sembianze, buone e cattive. In “GGG”, Cappuccetto Rosso è la tredicenne Sophie, con il suo sguardo infantile e puro sulle cose, che è poi lo sguardo stesso del regista. La bambina guarda il mondo del grande gigante gentile come se si trovasse davanti l'UFO di “Incontri ravvicinati” o i dinosauri di “Jurassic Park”. I fasci di luce blu che avvolgono la scena in cui il Gigante rapisce la bambina dal suo orfanotrofio sono gli stessi dell'arrivo di ET sulla Terra (la sceneggiatrice dei due film è la stessa, Melissa Mathison). Nonostante si tratti di un regista quasi mai autore delle sceneggiature, e dunque spesso travisato come una sorta di ottimo confezionatore degli aspetti tecnici, bisogna riconoscere che Spielberg (anche in qualità di produttore) è una sorta di “attrattore strano” che orienta i contenuti etici e ideologici dei suoi film. Il fatto ad esempio che il protagonista di “Duel”, il film che lo lanciò, si chiami David Mann non è casuale: si tratta di una vicenda che investe l'Uomo nella sua genericità, ma anche più specificamente della storia di “Davide” come appartenente alla stirpe ebraica (si chiama David anche il mecha bambino di “A.I.”, rappresentante d'una specie votata alla persecuzione).

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