Gazzetta di Modena

A Modena debutta “Assassina”: un giallo sotterraneo della coscienza

di Martina Stocco
A Modena debutta “Assassina”:  un giallo sotterraneo della coscienza

MODENA. «“Assassina” com'è? Surreale e divertente. Inizia in modo scoppiettante e piacevole. Altro non posso svelare». Così Stefano Randisi  sullo spettacolo al Teatro delle Passioni

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MODENA. «“Assassina” com'è? Surreale e divertente. Inizia in modo scoppiettante e piacevole. Altro non posso svelare». Ha esordito con pochi ma essenziali dettagli Stefano Randisi durante la presentazione dello spettacolo “Assassina”. La nuova produzione di Ert farà il suo debutto  martedì 10 gennaio alle 21 Teatro delle Passioni. Stefano Randisi e Enzo Vetrano, interpreti e registi, ci hanno raccontato di cosa si tratta. Al loro fianco i musicisti Enzo Mancuso e il fratello Lorenzo, Giuliano Barbolini e Claudio Longhi, rispettivamente presidente e direttore di Ert. «All'inizio dello spettacolo ci sarà un “piccolo corso orientato di siciliano” - ha spiegato Randisi - l'ho definito così perché alcune parole dovevano essere mantenute nella lingua originale, altrimenti ne avremmo perso in simpatia». A questo punto vi chiederete perché il siciliano? Perché la coppia teatrale Randisi-Vetrano, ancora una volta si è messa alla prova con un testo del drammaturgo e poeta palermitano Franco Scaldati, scomparso nel 2013. Era accaduto lo stesso con l'opera “Totò e Vicè”. «Il siciliano utilizzato da Scaldati - ha precisato Randisi - è straordinario, è una lingua poetica. Ma ha un forte limite: quello di essere molto complesso. Essendo fortemente legato al territorio e di difficile comprensione anche per un locale, era necessario recuperarne la comprensibilità. Non a caso, negli anni questo linguaggio è stato frainteso e non ha messo in luce la grande capacità e bravura di Scaldati». Data qualche indicazione in merito alla lingua «misteriosa, di borgata» ci si addentra in un altro mistero: quello della storia vera e propria. «Eh sì, perché si tratta di un giallo psicologico - ha rimarcato il regista - dove ci sono due persone (“l'omino” interpretato da Randisi, e “la vecchina”, invece, da Vetrano) che dicono di abitare nella stessa casa e nonostante ciò di non conoscersi. Nasce spontanea la domanda: com'è possibile? Ecco che a questo punto la storia prenderà un altro corso. Il divertimento è assicurato, ma la rappresentazione vuole lasciare anche dubbi e riflessioni nello spettatore». Scherzo e gioco, dubbi e riflessioni, il reale che si intreccia al surreale. «È proprio così - ha preso la parola il regista e attore Enzo Vetrano - si ride, ma c'è un dolore di base, che è il dolore della vita, una sofferenza tragica. È un continuo passaggio di emozioni, sembra un gioco, ma è un gioco doloroso». Ma chi è l'Assassina per Franco Scaldati? «L'autore non diceva chi era - ha risposto Vetrano - pur essendoci qualcuno che compie un delitto. I due attori principali, un uomo e una donna, ad un certo punto crollano e muoiono, ma non si sa chi sia l'assassino. Potrebbe essere la vita, possono essere gli animali. Nel testo si parla tanto di animali e ogni animale uccide l'altro. Forse l'assassino è la propria ombra». Un'altra importante caratteristica dello spettacolo è la musica. «C'è un alternarsi di linguaggi e musicalità - ha ripreso Randisi - che danno forma all'unità del lavoro». Note e musiche sono dei fratelli Mancuso, Enzo e Lorenzo, che sulla scena sono “i genitori”. «Abbiamo recuperato la musica della tradizione - hanno raccontato - prendendo ispirazione dal testo. Abbiamo cercato di ritrovare un mondo ancestrale non solo nella voce, con l'alternanza di canto monodico e polifonico, e con gli strumenti utilizzati. Come per esempio: i liuti, il mezzo colascione, strumento musicale oramai scomparso e diversi strumenti medievali. Abbiamo cercato, attraverso la musica, di restituire la poesia del testo di Scaldati».

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