Così l’angoscia nutre la pittura
Al Centro Studi Muratori 100 opere di Cavallari e le composizioni materiche di Baldaccini
MODENA. Ha lasciato un segno indelebile in Alberto Cavallari la prigionia nei lager tedeschi. Buchenwald, Trier, Neubrandemburg, Crewtzwald sono alcuni campi del terrore in cui il ferrarese, morto lo scorso anno, all'età di 92 anni, a Modena (si era trasferito nel 1960) è stato recluso durante la guerra. Un'esperienza di dolore e disperazione che ha nutrito la sua arte. Drammatici i disegni su pezzi di carta ingiallita (donati poi al Museo al Deportato di Carpi), realizzati nei lager per registrare l'assurda violenza sui prigionieri, altrettanto tragiche le opere che, concepite al ritorno nei luoghi della sua fanciullezza, mostrano la miseria più squallida della gente del Delta del Po. E quelle vicende di lancinante disumanità resteranno per tutta la vita nel cuore e negli occhi dell'artista, tanto che anche quando le sue creature acquistano negli anni una certa carnalità, esse non si spogliano mai del senso di disagio, di inquietudine, di lacerazioni interiori, di angoscia. Come indica al Centro Studi Muratori la rassegna di 100 opere, tra cui “Donna con scialle”, “Le tre età”, “Letto sfatto”, “Ricordo d'infanzia”, “Interno”, “L'attesa”, “La ragazza che si spoglia”. Anche i paesaggi e le composizioni, le “ceppaie” si caricano di brividi di precaria esistenza, di tristezza. Le opere sono state donate all'Associazione modenese “Talità Kum” che sostiene progetti per i giovani. Il ricavato delle vendite servirà a costruire un poliambulatorio nell'Isola di Mindoro (Filippine). Inizia con “le scarpe rosse” la personale di Angelo Baldaccini. Una installazione, fatta con scarpe di donne, uomini bambini, evidenzia come la violenza sulle donne coinvolga tutta la famiglia, per diverse generazioni. Assumono valore di racconto le opere del modenese, fatte con una straordinaria combinazione di materiali non più utilizzabili. Ecco allora l'Italia capovolta e da raddrizzare, e l'artista invita i visitatori a firmare sull'opera per indicare la loro partecipazione all'operazione di salvataggio. L'Italia è anche da ricostruire, sapendo che è tutta bella. In un'altra opera Baldaccini si chiede: “Se il Nord fosse il Sud, l'Europa sarebbe uguale?”. È sempre la compenetrazione di residui materici a dettare la ballerina, le farfalle che inscenano una sorta di danza fantastica. Serpeggia nei suoi lavori anche ironia, dissacrazione, come “Il mito del '99”, che ricorda i ragazzi della prima guerra mondiale, ma anche le attuali pratiche commerciali per attirare clienti. Il gioco diventa linguistico in “Stella e lettere in libertà” con una quantità di particolari che rendono “saporoso” il quadro.
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