Gazzetta di Modena

galleria vitale, bologna

Lilia Bruni, pittura e scultura indagano gli aspetti più profondi dell’infanzia

di Michele Fuoco
Lilia Bruni, pittura e scultura indagano gli aspetti più profondi dell’infanzia

BOLOGNA. Si prova meraviglia di fronte ai gesti di naturalezza dei bambini. Si guarda anche con commozione alla spontaneità dei loro atteggiamenti, ci si adira per la violenza che viene, talvolta,...

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BOLOGNA. Si prova meraviglia di fronte ai gesti di naturalezza dei bambini. Si guarda anche con commozione alla spontaneità dei loro atteggiamenti, ci si adira per la violenza che viene, talvolta, praticata nei loro confronti. Sono aspetti che Lilia Bruni indaga con le sue opere pittoriche e scultoree. Ma l'artista modenese impegnata, fino al 23 gennaio, nella mostra “La stagione d'oro dell'infanzia” alla Galleria Vitale di Bologna, in via Riva del Reno 77, non si ferma qui. Da buona psicologa, l'artista esplora il bambino nella più vasta gamma di situazioni per rivelare anche la dimensione meno allettante, attraverso le loro azioni di malizia, di prepotenza, di sopravvento sugli altri coetanei. Tanti momenti di vita e una pluralità di circostanze, di cui la Bruni offre una vitale rappresentazione per una ricognizione su tante piccole esistenze, osservate non con l'occhio dell'inquisitore, ma con giocosa benevolenza. Un'analisi a tutto campo per l'artista che porta sulla scena un bambino (scultura in cartapesta, stoffa e cartone) sopravvissuto all'eplosione atomica di Fukushima e abbbandonato su uno scatolone; un neonato “raccolto” tra la spazzatura. È la pratica della violenza dell'adulto sull'infante. Ma i bambini non sono di meno nei quadri di Lilia: dalla bambina che mette in luce il carattere di dominatrice, calpestando il povero maialino di peluche, al gesto del bimbo che pare intenzionato a tagliare la testa della sorellina che gioca con l'orsetto; dalla festa di carnevale che offre l'occasione ai più grandi di picchiare i più deboli, all'amichetto messo al palo su cui sfogare gli istinti più perversi; dalla sorella che lascia solo il fratellino che uccelli neri sono pronti a ghermire, al veleno che la bambolotta è intenzionata a versare nel tè delle amiche. «Questi bambolotti-bambini mettono in evidenza - spiega l'autrice - le cattiverie, le gelosie, le invidie, tipiche dell'essere umano, che sono più evidenti nei bambini». E le scene si sviluppano in una intensità di linguaggio, di gusto caricaturale e di tagliente arguzia narrativa, che riflette sul cinema di Frank Capra, di Hitchcok, sulla favole dei fratelli Grimm, sulla pedadogia di Rousseau, sull'arte di Munch. «La mostra, così serrata, intensa e provocante, alla fine, ci costringe ad interrogarci - nota il curatore Marzio Dall'Acqua - e a pensare ad un mondo nel quale l'infanzia diventa kamikaze, guerriera e baby gang, in un protrarsi di equivoci che possono avere esiti drammatici e queste irriverenti violenze bambine ne sono solo il primo sintomo, un campanello d'allarme ammonitore».

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