“The Pride”, in scena con Luca Zingaretti il “cult” di Campbell
MODENA. Una cosa innegabile è che Luca Zingaretti abbia abituato il proprio pubblico a spettacoli mai banali, come conferma con “The Pride”, di Alexi Kaye Campbell, che questa sera propone al...
MODENA. Una cosa innegabile è che Luca Zingaretti abbia abituato il proprio pubblico a spettacoli mai banali, come conferma con “The Pride”, di Alexi Kaye Campbell, che questa sera propone al teatro Storchi dopo la prima rappresentazione di ieri. Testo d’esordio per il suo autore (attore-drammaturgo inglese di padre greco, nato nel 1966, diplomatosi alla prestigiosa Webber Douglas Academy of Dramatic Arts e considerato fra gli autori anglosassoni più interessanti dell’ultimo decennio) “The Pride”, scritto nel 2008, è andato in scena per la prima volta al londinese Royal Court Theatre con grande successo di critica e di pubblico, tanto da vincere subito il Critic’s Award for Most Promising Playwright e l’Oliver Award for Outstanding Achievement in an Affiliate Theatre.
Opera enigmatica, molto ben costruita, racconta due storie che si svolgono in tempi lontani tra loro, il 1958 e i giorni nostri, e procedono a scene alterne, interpretate dai medesimi attori. All’inizio non sembrerebbero avere alcunché in comune, se non i nomi dei personaggi. Poco alla volta, però, attraverso echi, rimandi, man mano che le vicende si snodano si scopre che le contiguità esistono, eccome, e temi come il destino, l’amore, la fedeltà, il perdono diventano il leitmotiv di un racconto che indaga in merito alla nostra identità e alle scelte che ci troviamo sempre, prima o poi, costretti ad affrontare.
I tre protagonisti, Sylvia, una ex attrice reduce da un esaurimento nervoso, Philip, un fotoreporter suo marito e Oliver, un giornalista gay che ha avuto una storia con quest’ultimo, si direbbe che stiano lottando per una vita che sperano possa rivelarsi un po’ più facile, con risultati che emergono poco a poco durante lo spettacolo, per quanto in verità la prima impressione che danno sia proprio quella di complicarsi incredibilmente l’esistenza, seguendo l’ebbrezza della passione che può nascere inaspettatamente e incontrollabilmente.
Diretto dallo stesso Zingaretti accompagnato, sulla scena, da Valeria Milillo, Maurizio Lombardi e Alex Cendron, lo spettacolo ha confermato in questa sua edizione italiana i successi dell’originale britannico, probabilmente anche perché mette in condizione lo spettatore di non sottrarsi a una riflessione sui temi trattati, non solo quello, divenuto oggigiorno un po’ scontato, dell’omosessualità, ma soprattutto inerenti le motivazioni alla base delle scelte che ognuno dei personaggi compie in modi non sempre prevedibili. Particolari sono anche alcune scelte registiche che coinvolgono direttamente il pubblico, per questo spettacolo confezionato con grande professionalità grazie al contributo di Andrè Benaim per le scene, Pasquale Mari alle luci, Chiara Ferrantini ai costumi, Arturo Annecchino per le musiche.
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