Con la compagnia Moosee arriva al Michelangelo “Rent”, la Bohème anni 90
La stagione del Teatro Michelangelo prosegue, alle 21 di sabato 21 gennaio, con il musical “Rent”, della Compagnia Moosee, rappresentato per la prima volta nel 1994. Si tratta di un musical...
MODENA. La stagione del Teatro Michelangelo prosegue, alle 21 di domani, 21 gennaio, con il musical “Rent”, della Compagnia Moosee, rappresentato per la prima volta nel 1994. Si tratta di un musical di Jonhatan Larson che ha voluto trasporre l’opera La Bohème di Puccini in una New York anni ’90 attraverso diversi generi musicali: rock, pop, tango, gospel. È stato vincitore di un Premio Pulitzer e quattro Tony Awards. Ed è stato l’ottavo musical più longèvo della storia di Broadway e nel 2005 fu adattato per un versione cinematografica.
A volte ironico, a volte struggente, “Rent” invita lo spettatore alla riflessione, a ricordarsi di una malattia che ancora fa registrare un numero altro di contagi, l’Aids, ma affronta anche altre tematiche: la precarietà del lavoro, dei sentimenti, della vita stessa, lo scontro con la realtà, il rapporto con i genitori, il concetto di dignità. “Rent” mette in scena il disagio di chi sta cercando la propria identità proponendo una soluzione nell’“oggi”.
Il primo atto dello spettacolo è ambientato nel giorni della Vigilia di Natale. Mark Cohen, aspirante regista inizia a girare un documentario improvvisato senza copione nel suo loft. La sua telecamera inquadra il suo coinquilino e migliore amico Roger Davis. Roger è un cantautore ex tossicodipendente la cui fidanzata si è suicidata dopo aver scoperto che entrambi erano positivi all’Hiv. Tom Collins, un amico di Roger e Mark, arriva al loro loft, ma viene picchiato e derubato prima di riuscire ad entrare. Nel frattempo, Roger e Mark ricevono una chiamata dal loro ex amico e coinquilino, Benjamin “Benny” Coffin III. Il secondo atto si apre con la Notte di Capodanno e copre l’arco temporale di un anno. In questo anno lentamente tutti i rapporti tra i personaggi vanno in frantumi. Sono frustrati dalle loro relazioni perché malattia, povertà, mancanza di lavoro li spingono a non lasciarsi mai andare completamente e a non fidarsi gli uni degli altri. (n.c.)
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