La materia ritrova nuovi incanti
Al Torrione 20 sculture di Murer, Capucci, Pompili, Giovanardi, Galliani, Chiesi, Ricchi
CASTELNUOVO. Una ventina di sculture per la mostra “People” di 16 artisti, fino al 29 gennaio, al Torrione. È la materia più diversa a sostanziare figure, composizioni, anche astratte e informali, che assumono possibilità narrative, invitandoci allo spettacolo dell'esistenza. Trovano connessioni con l'uomo le terrecotte policrome invetriate di Andrea Capucci che affermano l'essere umano come elevazione del pensiero e custode della sua natura di gentilezza anche morale; le teste apotropaiche di Andrea Chiesi che, nella cruda argilla “protetta” da inchiostro, pare verificare la loro presenza, vissuta con disincanto ma pure con inconsce paure; la “donna distesa”, di primitiva bellezza, di cui Cicikov (Gabriele Cantergiani, 1949-2004) esalta la pienezza delle forme nella cruda terra; l'ubriaco che Gian Battista Troiani (1844-1927) porta ad un atteggiamento di reale e ludica rappresentazione. Al balilla che Ulderico Fabbri configura in un viso di serietà e di dignità sembra opporsi il Don Chisciotte di Augusto Murer (1922-1985) con elementi, in bronzo, di estrema deformazione che creano una energia espressiva di gusto caricaturale. Di esuberanza grottesca il sorcio che Cristiano Baricelli connota di esplodenti deformazioni, quasi ad esprimerne il carattere truculento. Simpatia recano i “Podmork” (resina e ceramica del duo Hactatao (Sergio Scalet e Nadia Squarcia), nelle sembianze di animaletti, concepiti con ironia velata di tenerezza. È figura di metamorfosi “Gleiten” di Achim Ripperger che, nel legno, delinea la convivenza di natura umana (viso), animale (ali) e vegetale. Una tensione forte di rinascita si scopre nelle immagini di “corruzione” (ceramica) di Alessandro Formigoni, la cui vitalità risiede nelle mutazioni in nuove forme di vita. Se il dito di una mano si fa, nella combinazione di marmi di Michelangelo Galliani, indicazione di anelito, segno d'estasi di fronte alle meraviglie di un creato insondabile, quello (marmo...) di Marika Ricchi conduce a memorie e nostalgie, sfiorando un antico pettinino usato per la cardatura della canapa. Si carica del sentimento del trascorrere delle cose la ceramica policroma che Mario Giovanardi costruisce in un tessuto di fantasiose digressioni. «Ci invita - nota la curatrice Ilaria Dall'Olio - a riflettere sull'essenza dell'abitare il paesaggio» la scultura astratta, in marmo e acciaio di Graziano Pompili. La leggerezza risiede non nei materiali, ma nella forme aeree, pare suggerire Merle Lembeck in “Black Mass” concepita, con rigore geometrico, come una sorta di pendolo.
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