“The Human Jukebox”: la musica degli Oblivion allo Storchi di Modena
MODENA. «Sempre nuovo, divertente e infinito», parola di Lorenzo Scuda, attore degli Oblivion. Lo spettacolo è “The Human Jukebox”, allo Storchi sabato e domenica, 21 e 22 gennaio.
MODENA. «Sempre nuovo, divertente e infinito», parola di Lorenzo Scuda, attore degli Oblivion. Lo spettacolo è “The Human Jukebox”, allo Storchi domani e domenica, 21 e 22 gennaio. È riduttivo racchiuderlo nella categoria “jukebox umano”, (come suggerisce il nome inglese dello spettacolo) o, per i più moderni, una sorta di “Spotify vivente” senza l'interruzione della pubblicità. Gli Oblivion, con lo spettacolo “The Human Jukebox”, sono questo e tanto altro. Una cosa è certa: la musica è il leitmotiv delle loro commedie. «Non solo - sottolinea l'attore - in realtà c'è anche tanta satira nei confronti dei musicisti». La combriccola è composta anche da Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni e Fabio Vagnarelli. Lorenzo Scuda ci ha fornito qualche anteprima.
Da Lady Gaga a Bach, da Morandi ai Queen, il repertorio degli Oblivion è ampio e trasversale. Ma la scelta delle canzoni è nelle mani del pubblico. Come mai?
«Quando entriamo a teatro lasciamo dei bigliettini su cui gli spettatori possono scrivere il nome del proprio cantante preferito. In seguito, li raccogliamo e cerchiamo di creare uno spettacolo in base alle richieste del pubblico. Nasce così una sintonia con chi ci viene a vedere. Inoltre, rivisitiamo ogni brano, facciamo parodie e mash-up».
È tutto improvvisato?
«No, abbiamo una parte fissa. Tuttavia, i brani cambiano di volta in volta e a seconda dei gusti e della “cattiveria” del pubblico. Uno spettacolo non è mai la replica di un altro».
È mai capitato che non conosceste i cantanti proposti?
«Si, anche perché al pubblico piace metterci in difficoltà. Inoltre, la scena musicale italiana è molto vasta e a volte ci troviamo in piccoli paesi dove risulta difficile conoscere i gruppi locali. Ma è bello anche per questo motivo».
Nel vostro repertorio non c'è solo musica italiana.
«No, italiana e straniera. Certo che giocando sui testi risulta più semplice fare del sarcasmo con le canzoni italiane».
Come nasce l'idea di questo genere di rappresentazione?
«Veniamo dal musical. È dal 2003 che lavoriamo assieme e ci siamo resi conto che avevamo tanti sketch dedicati alla musica italiana. Lasciarli nell'armadio era un peccato, ma “The Human Jukebox” è nato solo due anni fa».
Una componente importante per Oblivion è stato l'utilizzo del web.
«Non solo importante, il canale YouTube ci ha addirittura lanciato e fatto conoscere in tutt'Italia. Nei teatri dove mostravamo il nostro spettacolo ci dicevano che eravamo bravi, ma sconosciuti. Abbiamo fatto un ultimo tentativo: caricando il video de “I promessi sposi in dieci minuti”. Ha avuto migliaia di visualizzazioni anche grazie ai giovani che hanno iniziato a seguirci in Internet».
Com'è il vostro pubblico?
«Traversale: in parte proviene dal web, quindi è un pubblico giovane, e in parte amanti di teatro».
Si è parlato di satira musicale. Perché non satira politica?
«I potenti da destituire sono i cantanti, non i politici. A volte siamo davvero spietati coi musicisti: inventiamo dei veri e propri drammi».
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