Gazzetta di Modena

Bucci: a Modena, con Bernhard una sfida teatrale di grande attualità

di Serena Fregni
Bucci: a Modena, con Bernhard una sfida teatrale di grande attualità

Il Teatro delle Passioni ospita “Prima della pensione ovvero cospiratori”, una commedia di Thomas Bernhard. Un progetto di Elena Bucci e Marco Sgrosso...

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MODENA. Da oggi, 24 gennaio al 5 febbraio, il Teatro delle Passioni ospita “Prima della pensione ovvero cospiratori”, una commedia di Thomas Bernhard. Un progetto di Elena Bucci e Marco Sgrosso, anche attori (sul palco con Elisabetta Vergani) e registi per lo spettacolo prodotto da Ert in collaborazione con la compagnia “Le Belle Bandiere”. Elena Bucci, premio Ubu e premio Duse come migliore attrice lo scorso anno racconta come è stato rapportarsi con un grande autore come Bernhard. L'opera, ambientata durante la seconda guerra mondiale, si svolge all'interno delle mura domestiche dove le vicende di tre fratelli, Rudolf, Vera e Clara, si snodano tra ambigue memorie di infanzia e di guerra.

In che modo vi siete rapportati a questa opere? E come è stata accolta dal pubblico?

«Portare in scena Bernhard è un'avventura pazzesca, le sue opere sono piene di rimandi, di sottigliezze, non smetti mai di scoprire qualcosa di nuovo. È una sperimentazione continua, abbiamo avuto l'impressione di fare una tra le cose più difficili di sempre ma il pubblico ha accolto l'opera davvero benissimo e ci rendiamo conto ogni volta di entrare sempre di più dentro questo grande autore che è sempre più attuale. Non si finisce mai di comprenderlo, chiede tutta l'energia possibile e offre davvero tanto, tante sfaccettature sempre nuove».

Una vicenda che si svolge durante la seconda guerra mondiale all'interno delle mura domestiche. Sono passati più di 70 anni ma c'è ancora molta attualità nel testo di Bernhard, cosa ne pensa?

«È proprio così; oggi stiamo vivendo un ritorno di ideologie di destra, ma non in senso strettamente politico ma proprio di chiusura, di diversità, di incapacità di cambiare, di aprirsi, di inventare nuove società, di accogliere. Possiamo e dobbiamo fare qualcosa. E credo che il teatro sia uno strumento valido, se fatto con amore e non con menzogne raccontate pur di fare denaro. Serve autenticità».

Lei non solo è attrice protagonista ma si occupa anche di regia e scena, come è riuscita a conciliare i vari ruoli?

«È stato molto difficile specialmente cercando di mantenere le tempistiche sempre più rapide, con tempi ristretti per riuscire a fare tutto. Diciamo che è stato un grande impegno e anche un grande privilegio. A volte gestire i vari ruoli diventa difficile, vorrei vedere tutto da fuori, come regista, ma anche da dentro come attrice. A volte la difficoltà è grande e ci si avventura facendo salti nel vuoto; si tenta e si procede nel lavoro».

Una carriera non solo teatrale ma anche cinematografica, come si rapporta verso questo ambito lavorativo e artistico a differenza del teatro?

«Il cinema lo amo moltissimo. Quando ho iniziato ad avventurarmi nel cinema era un'epoca un po' triste mentre ora lo vedo fiorente, finalmente i registi e gli attori di teatro si trovano con quelli cinematografici, c'è un rapporto sano di comunicazione e non separazione. C'è molto rispetto».

Il 2016 è stato un anno molto positivo per lei, Premio Duse e Premio Ubu, grandi soddisfazioni...

«Un riconoscimento non solo al mio lavoro ma a un modo di fare teatro, un lavoro di equipe, una grande famiglia, grande rispetto reciproco e devo dire che ricevere questi riconoscimenti mi ha riempito il cuore di gioia».

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