Modena, l'autobus diventa teatro con attori e pubblico a bordo
Partita la prima tappa di Linea F(uturo), un particolare viaggio insieme agli artisti pensato da Ert per riscoprire Modena
MODENA. Come conoscere la propria città (e ridere felici). È partita ieri la prima tappa di Linea F(uturo). Se la cercate tra i normali percorsi Seta, sappiate che un po’ come il binario 9 ¾ di Harry Potter. È una corsa che non passa tutti i giorni e non tutti riescono a trovare. Non si paga il biglietto e si torna al capolinea trasformati dalla magia del teatro e dalla conoscenza della storia.
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Il viaggio teatrale a bordo è partito ieri mattina verso le dieci da largo Pucci. “Un bel dì saremo” è il progetto di Ert introdotto da Lino Guanciale sulla trasformazione urbanistica di Modena. Nessuna lezione accademica.
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«Sai cos’è l’Ict?», ha domandato l’attore a un tredicenne. «Non lo sapevo neanch’io», ha ripreso Guanciale al “no” dello studente. Dalle nuove tecnologie le lancette del tempo sono tornate indietro di un secolo, all’epoca del Gazometro, quando a Modena le scarpe dell’esercito erano usate come combustibile. In cerca di strumenti da cui ricavare energia erano anche Donatella Allegro e Nicola Bortolotti. Peccato che i due attori prediligessero i cartelli stradali, in pura tradizione del Marcovaldo di Calvino.
All’ex Manifattura Tabacchi un timoroso Michele Dell’Utri e un espansivo Eugenio Papalia coinvolgevano il pubblico, alternando battute de I danni del tabacco di Cechov e di un ottocentesco testo “sull’arte del fumar bene”.
Intanto, Guanciale si “modenesizzava” sempre di più. «Alla Manifattura Tabacchi nove lavoratori su dieci erano donne - ha ricordato l’attore-cicerone - ed erano chiamate paltadore, dal nome dell’appalto». Perché tale scelta? «Per il minor costo salariale - l’amara risposta - e certe realtà non cambiano ancora».
Non è l’unico “evergreen”: il timore della moglie ha costretto il timido Dell’Utri a cercare rifugio lontano dalla “sala conferenze” improvvisata davanti al MaTa. È finita così la seconda scena.
La terza tappa è stata davanti alla sede dell’ex Amcm e futura nuova casa della Fondazione Emilia Romagna Teatro, il motore dello spettacolo itinerante con Seta e il Comune. Prima d’arrivare, Guanciale ha citato il “19” di Albinati sulla bellezza dei bus. Senza dimenticare d’indicare scuole e monumenti, come davanti a studenti o turisti. Ad attenderli dietro la sede del Teatro delle Passioni un coinvolgente “Com’è bella la città” di Gaber. L’interpretazione è stata affidata a Diana Manea, Simone Francia e Simone Tangolo, ma presto le voci degli spettatori hanno iniziato a riecheggiare.
Conosciuta la storia del luogo, il gruppo ha fatto ritorno verso largo Pucci, sul Canaletto.
«Ho fatto ovunque spettacoli, ho lavorato tanto a Modena, ho trovato posti originali in cui recitare - ha riconosciuto Guanciale - ma sull’autobus non era mai capitato. È decisamente divertente: crea un legame forte tra il pubblico e la città. Il progetto “Un bel dì saremo” promette decisamente bene». Avrà durata due anni, ma prima ci sarà uno spettacolo gratuito allo Storchi l’8 marzo, in occasione della Festa della Donna.
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