Gazzetta di Modena

“Terapia di gruppo” ridere per riflettere sulle nostre nevrosi

“Terapia di gruppo” ridere per riflettere sulle nostre nevrosi

“Terapia di gruppo”, di Christopher Durang, della Compagnia Attori e Tecnici, è il titolo dello spettacolo che andrà in scena, da oggi a giovedì, alle 21, al Teatro Michelangelo di Modena. Regista-atto...

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MODENA. “Terapia di gruppo”, di Christopher Durang, della Compagnia Attori e Tecnici, è il titolo dello spettacolo che andrà in scena, da oggi a giovedì, alle 21, al Teatro Michelangelo. Regista-attore è Stefano Messina che sarà affiancato sul palco da Annalisa Di Nola, Carlo Lizzani, Elisa Di Eusanio, Marco Simeoli. Si tratta di una commedia cinica e divertente che, attraverso i suoi personaggi, complessi e irrisolti, racconta la nevrosi della società contemporanea e le piccole e grandi contraddizioni della vita quotidiana e del nostro rapporto sia con noi stessi che con gli altri.

Bruce, bisessuale represso, fidanzato con Bob, è intenzionato a farsi una famiglia “normale” e al suo annuncio matrimoniale risponde Prudence, una ragazza omofobica e sentimentalmente provata in cerca del principe azzurro. Le loro complesse personalità, refrattarie a ogni tipo di ascolto dell’altro, faranno del loro primo incontro un totale disastro. E a poco servirà cercare conforto nei loro rispettivi analisti: Stuart, macho libidinoso con cui Prudence ha avuto una “veloce” relazione, e la signora Wallace, che si dimentica le parole e si interfaccia con i suoi clienti con la consulenza di un “famoso” peluche.

Lo spumeggiante girotondo di incontri e scontri, di ansie e nevrosi, illusioni e desideri che i personaggi si scambiano l’uno con l’altro, si chiude nella scena finale, dove tutti inevitabilmente, tra urla e sparatorie, finiranno per trovarsi e in qualche modo riconciliarsi. 

«La commedia è una macchina di scrittura di Durang molto interessante - spiega il regista-attore Stefano Messina - Gli analisti non escono troppo bene da questo spettacolo perché sono più pazzi e più folli dei pazienti che hanno in cura. I personaggi, d’altra parte, sono fragili, pieni di complessi e hanno difficoltà a relazionarsi. Quindi i colpi di scena non mancano».

La commedia, in fondo, racconta un po’ la nevrosi della società contemporanea?

«Assolutamente si. Non a caso lo spettacolo si svolge in una grande metropoli dove le nevrosi vengono accentuate e amplificate. Se si vuole incontrare l'altro, chiunque esso sia, uomo o donna, bisogna scendere a compromessi con la propria esistenza altrimenti non ce la facciamo».

Il gruppo può migliorare l'esistenza dell'individuo?

«Certo. È come il teatro che è un momento di partecipazione “dal vivo”. Lo spettatore paga il biglietto, si siede in poltrona e poi ci pensiamo noi ad analizzarlo. Noi lo facciamo con tanto umorismo e con una risata liberatoria».

Da anni la Cooperativa Attori e Tecnici porta avanti un repertorio brillante all'insegna della comicità. Cosa ha determinato questa scelta?

«L’idea che questo linguaggio sia fondamentale perché la comicità e una cosa importante nella società. Noi facilitiamo questa esigenza liberatoria, ce la mettiamo tutta. Siamo pagati per questo».

La commedia è stata rappresentata per la prima volta nel 1981 a Broadway e sei anni dopo Altman ne ha fatto anche un film.

«Si vede che c'è tanta ciccia. Non è soltanto uno spettacolo divertente ma che porta anche a qualche riflessione. E questi sono gli sono gli spettacoli che ci piace fare. Poi ci sono anche scene molto belle di Riccardo Chiti e la commedia è godibilissima. E inoltre siamo contenti di arrivare a Modena perché per noi è una tappa importante».

Nicola Calicchio

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