Modena. Cinque secoli di stampe in mostra all’Estense
MODENA. «Con questo progetto entriamo a gambe levate nel XXI secolo», spiega entusiasta la direttrice delle Gallerie Estensi Martina Bagnoli. Il manager introduce così la rassegna-dossier all'Estense...
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MODENA.«Con questo progetto entriamo a gambe levate nel XXI secolo», spiega entusiasta la direttrice delle Gallerie Estensi Martina Bagnoli. Il manager introduce così la rassegna-dossier all'Estense di Palazzo dei Musei, intitolata “Xilografie modenesi. Cinque secoli di stampa nelle matrici lignee della Galleria Estense”, curata da Marco Mozzo, Maria Ludovica Piazzi e Chiara Travisonni, che apre domani e resterà allestita sino al 30 aprile.
Il progetto è infatti importante e non si risolve solo con questa mostra che espone una trentina di pezzi tra dipinti, matrici a stampa, libri antichi e fogli stampati da due storiche tipografie come Mucchi e Soliani. A monte ci sono tre anni di lavoro di un gruppo di studiosi, diretti da Marco Mozzo che fino a pochi anni fa era all'Estense e oggi dirige cinque musei a Firenze: il loro progetto ha riguardato la schedatura, valorizzazione e digitalizzazione delle seimila matrici chiuse nei depositi del museo autonomo. Un patrimonio che ha pochi eguali in Europa, anche se pochi lo sanno: «Per questo - spiega la direttrice Bagnoli - facciamo questa piccola mostra. Abbiamo analizzato ogni singola opera e le oltre 2mila della tipografia Soliani sono già disponibili sul sito, nuovo di zecca, www.xilografiemodenesi.beniculturali.it. Ma abbiamo altre novità: entro fine anno spero di aprire la nuova sala espositiva del museo a piano terra, ma prima, in primavera, contiamo di ripetere lo stesso progetto con gli stessi partner di questa mostra, dedicandoci in questo caso al ricco Medagliere Estense».
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La rassegna vede il coinvolgimento di Rotary Club Modena, Ciaccio Insurance e soprattutto della Fondazione Memofonte "Paola Barocchi" di Firenze. Grazie a quest'ultima si sono potuti utilizzare i 65mila euro provenienti dalla raccolta 5x1000 indetta dal Ministero Beni culturali ogni anno.
«Grazie alla Fondazione Memofonte, che si occupa di beni culturali e nuove tecnologie, abbiamo potuto lavorare dal 2013 al 2016 su questo patrimonio molto importante. Si tratta di 6400 matrici, un patrimonio sommerso che torna a galla».
La mostra è strutturata in quattro sezioni tematiche ed espone tra l'altro capolavori grafici come "Il giardino dei pensieri" di Francesco Marcolini e "I due cavalli" di Hans Baldung Grien: nel suo complesso si propone di illustrare alcune tematiche specifiche di natura tecnica sulla produzione editoriale, sull'utilizzo e la circolazione delle immagini sacre e profane, sul riuso e il riadattamento, permettendo al visitatore di ripercorrere cinque secoli di storia della stampa.
Grazie al recente restauro curato dall'Archivio di Stato di Modena, sarà possibile ammirare anche uno degli esemplari dei Cataloghi Soliani. Infine, grazie all'ausilio di postazioni multimediali, la mostra racconta ai visitatori i risultati raggiunti nell'ambito del progetto curato da Maria Goldoni, Donata Levi e Marco Mozzo, che ha previsto l'ordinamento, il restauro, la digitalizzazione del ricchissimo patrimonio. Il tutto è accessibile on line attraverso un sito apposito e la banca dati delle Gallerie Estensi, mentre è in uscita un numero speciale della rivista "Studi di Memofonte", in due volumi. Il primo raccoglie i contributi degli studiosi che raccontano la nascita della collezione confluita nelle raccolte estensi nel 1887 grazie alla lungimiranza dello storico dell'arte Adolfo Venturi, mentre nel secondo si parla del progetto con studi inediti.
Intanto continuano al museo anche gli ingressi domenicali, dalle 8,30 alle 19,30, e le visite guidate gratuite. Domenica, come ogni primo giorno festivo del mese, tutti i luoghi della cultura statali sono infatti aperti gratuitamente. Libere anche le tre visite guidate al percorso espositivo della durata di circa 50 minuti ciascuna, previste alle 15.30, 16.30 e 17.30. Info: 059.4395707, www.gallerie-estensi.beniculturali.it.
Stefano Luppi
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