Gazzetta di Modena

"Afghanistan: il Grande gioco". Alle Passioni di Modena 150 anni di storia

di Martina Stocco
"Afghanistan: il Grande gioco". Alle Passioni di Modena 150 anni di storia

Il regista Bruni dello spettacolo alle Passioni di Modena spiega il progetto iniziato nel 2009 al “Trycicle Theater” di Londra. Un’analisi dei rapporti tra l’Occidente e il paese asiatico, dal 1842 ai giorni nostri

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MODENA. Debutta questa sera al Teatro delle Passioni “Afghanistan: il Grande gioco”. Sarà una prima assoluta per Modena, mentre l'esordio a livello nazionale è avvenuto nelle scorse settimane a Milano. Lo spettacolo, in scena dalle 20, affronta temi drammatici di grande attualità, quali le guerre civili e le invasioni militari, nel caso specifico, in Afghanistan. Il racconto inizia nel 1842 durante il conflitto militare tra il Paese asiatico e le forze dell'Impero britannico. La battaglia in questione fu solo uno tra i tanti scontri armati che avvennero durante il “Grande gioco”, cioè la competizione fra Gran Bretagna e Russia per il dominio e il controllo delle regioni dell'Asia centrale.

Tuttavia, a detta del regista Ferdinando Bruni «lo spettacolo non è una cronaca giornalistica delle vicende avvenute in Afghanistan. Spesso accade che questo Paese occupi le prime pagine dei giornali. Ma cosa sappiamo realmente dell’Asia centrale? Ad essere rappresentate saranno le storie delle persone che le hanno vissute».

Il racconto proseguirà fino ai giorni nostri. «Un momento saliente sarà la rappresentazione della guerra civile in Afghanistan - ha precisato Bruni - avvenuta negli anni Novanta con l'ingresso a Kabul dei talebani. Sarà, dunque, un affresco, una grande epopea che cavalca 150 anni di storia. Un modo per capire da dove arrivano i grandi flussi migratori di oggi».

Perché proprio l'Afghanistan?

«Prima di tutto perché ci vede direttamente coinvolti in varie missioni - spiega il regista - come quelle in seguito agli attentati dell'11 settembre del 2001. E poi perché potrebbe essere preso come modello delle azioni dell'Occidente in Paesi orientali».

Dove nasce l'idea di “Afghanistan”?

«Il progetto è iniziato nel 2009 al “Trycicle Theater” di Londra, dove è stato realizzato “The Great game” (Il Grande gioco). A tredici autori inglesi era stato chiesto di raccontare i rapporti tra l'Afghanistan e l'Occidente. Lo spettacolo, fin da subito, ha avuto un grande successo sia in Inghilterra sia in America. Ora è arrivato anche in Italia e i riscontri in occasione del debutto a Milano sono stati inaspettati: abbiamo avuto il tutto esaurito per l'intera durata della rappresentazione».

Dietro alle quinte, oltre a Bruni, c'è anche il regista Elio De Capitani. Lo spettacolo è suddiviso in due parti. In questa prima parte andranno in scena i testi di Stephen Jeffreys, Ron Hutchinson e Joy Wilkinson (del periodo 1842 - 1930) e i testi di David Greig e Lee Blessing (appartenenti a un periodo successivo, 1979 - 1996).

Dalle vicende più antiche a quelle più recenti cambierà anche il linguaggio.

«Il secondo tempo - ha spiegato il regista - sarà descritto con un linguaggio popolare condiviso. Una modalità che ricorda le recenti serie tv americane. Il motivo è che sia tra gli attori sia tra gli sceneggiatori in molti si occupano di fiction televisive e di cinema».

“Afghanistan: il grande gioco” è una produzione realizzata dal Teatro dell'Elfo e Ert (Emilia Romagna Teatro) in collaborazione con Napoli Teatro Festival. Sul palco delle “Passioni” rimarrà fino a domenica 19.

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