“Il Processo” di Kafka. Calafiore: affascinato dall’orrore del comico
Lo spettacolo, da oggi a domenica alle 21, (con replica il prossimo weekend) al Teatro Nero di via Bolzano 31
MODENA. “Il Processo” di Franz Kafka, per la regia di Claudio Calafiore, è lo spettacolo, da oggi a domenica alle 21, (con replica il prossimo weekend) al Teatro Nero di via Bolzano 31. Interpreti lo stesso Calafiore, Alberto Fidani (nella foto), Simone Lanzotti, Giulia Pigoni, Susanna Ferretti. La messinscena ha come sfondo principale l’“orrore del comico”.
Perché Claudio Calafiore ha scelto questo testo?
«Al di là della bellezza del romanzo e della sua indiscutibile importanza nella storia della letteratura, è stata la sua incredibile modernità ad avermi affascinato e spinto a drammatizzarlo: operazione piuttosto complessa dato il continuo cambiamento di ambienti e la necessità di riassumere e tagliare molte cose e, nello stesso tempo, di non perdere nulla della vicenda».
L'ambientazione e la collocazione temporale sono precise, o, come spesso accade in teatro, la scena è calata in un contesto e in un tempo non identificabili?
«La collocazione temporale all'interno del Processo non ha alcuna importanza: è la vicenda umana quella che conta, quindi collocarlo in un'epoca precisa non avrebbe avuto alcun senso. Sarebbe servito soltanto ad allontanare il pubblico dall'essenza del racconto creando una patina storica di separazione».
É facilmente immaginabile una differenziazione tra il personaggio di Josef K. e gli altri descritti da Kafka. Quali direttive ha impartito al cast a questo fine?
«K. è un normalissimo essere umano. Tutto ciò che avviene intorno a lui non lo è, né lo sono i personaggi che intorno a lui ruotano perché fanno parte dell'imbuto di assurda follia in cui K. viene progressivamente calato. Quindi a tutto il cast, escluso l'interprete di K., è stato chiesto di trovare una personale, distintiva alienità grottesca che caratterizzasse il loro appartenere al mondo del Tribunale». (n.c.)
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