Gazzetta di Modena

La pittura interpreta la canzone nella mostra di Ambrogini

di Michele Fuoco
Alcune delle opere in mostra
◗
Alcune delle opere in mostra

Al Centro Studi Muratori l'omaggio di Mirco Ambrogini ai cantautori Guccini e De Andrè

2 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Mirco Ambrogini rende omaggio a Francesco Guccini e a Fabrizio De André presso il Centro Studi Muratori. È la pittura che interpreta la canzone. È l'arte che si fa sostanza di altra arte. Forte è la vocazione dell’artista di Gradara, formatosi all'Istituto d'Arte di Urbino, di rivisitare nel segno e nel colore musica e parole di grandi cantautori, con una interpretazione che, pur non tradendo i contenuti delle canzoni, si fonda sulla emozionalità, sulle fantasie, sulle riflessioni che i brani musicali hanno determinato in particolari momenti della sua vita anche giovanile e di lavoro creativo.

Così la pittura trova strutture intense di espressività nella corrispondenza con il dolore di Guccini che, in “Canzone per un'amica”, contempla la morte di una giovane con triste e inquieta rassegnazione. I quadri sostengono sempre una ricchezza di esistenza, con una ricognizione di particolari, di rievocazioni, di voci, di luoghi e di fatti che il cantautore di Pàvana approfondisce nel solco di un'amara condizione umana, ma pure di rapporti affettivi come quelli di “Amici”, di compagni e del suo maestro Guerrino Bardeggia, cultore di Dante.

“Un altro giorno è andato”, “Pensieri e ricordi”, “Samantha”, “Libera nos domine”, “Il pensionato” costituiscono motivi su cui Guccini verifica la fugacità del tempo, la dignità e la libertà dell'uomo, la cristiana pietà, la condizione di solitudine e riescono stimolare l'immaginario di Ambrogini in un linguaggio che sa mantenere l'intelligenza della forma. Il quadro allude alla parola anche quando Ambrogini esplora le canzoni di De André.

Canzoni che con il loro carattere di segretezza, di intimismo, di meditazione rivelano l'esperienza sentimentale e conoscitiva del cantautore genovese, incline a raccontare lo sgomento dell'effimero, l'amore per la natura, il rispetto per ogni condizione umana, per gli emarginati, per dolorose vicende di oppressione, per le fragilità di ogni individuo. Il linguaggio pittorico è costruito su figure (il saluto del poeta, pensieri contorti dell'artista, la solitudine la ballata dell'amore cieco...), dai colori spesso ombrosi, che sembrano percorse da un ritmo di mestizia, da sentimenti di solitudine, di malinconia, quasi a distillare una misurata tristezza.

Da segnalare che nella Saletta sono esposte, fino al 26 febbraio, le 12 opere che formano il calendario degli “Artisti da ricordare”: Annovi, Zoboli, Toniato, Bassini, Gherardini, Gino Molinari, Edda Martini, Semprebon, Ghizzardi, Scapinelli, Vanzetti, Pagliani.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google