Il ritorno di Sgarbi a Modena: ironia, battute e un viaggio nell’arte
Un Vittorio Sgarbi in forma smagliante e felicissimo di essere a Modena, città che ricorda sempre con amore, non solo per il "salvataggio", come lo definisce lui stesso, avvenuto l'anno...
MODENA. Un Vittorio Sgarbi in forma smagliante e felicissimo di essere a Modena, città che ricorda sempre con amore, non solo per il "salvataggio", come lo definisce lui stesso, avvenuto l'anno scorso al Policlinico in seguito ad un attacco di cuore, ma anche per essere la patria di grandi pittori, tesori d’arte, Bottura e il Lambrusco. «Mi eccita come una ragazza, sono astemio ma bevo solo il vostro buonissimo Lambrusco».
Così Sgarbi ha fatto la sua entrata al Bper Forum Monzani, stipato di gente pronta ad accogliere il critico e il suo ultimo libro, quarto di una serie dedicata alla storia e geografia dell'arte italiana "Dall'ombra alla luce, da Caravaggio a Tiepolo" alla scoperta dei tesori artistici del nostro Paese, questa volta protagonista il Seicento italiano.
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Se lo Sgarbi ironico, quello delle parolacce, del suo must "Capra", del battibecco per il suo ritardo, fa ridere, quello che parla di arte invece incanta, strega. Ed ecco che scende il silenzio generale per ascoltare le sue parole su quei tesori sconosciutim sui grandi artisti che hanno segnato l'arte di tutto il mondo.
Artisti che hanno seguito la scia di Caravaggio, il pittore lombardo da cui Sgarbi parte proprio per raccontare quell'arte che profuma di Lombardia, Emilia e di altre scuole regionali che si sono formate oltre a quella toscana. Scuole non solo artistiche ma anche linguistiche: «Ariosto e Manzoni, due grandi scrittori che non erano toscani hanno dovuto tradurre i loro capolavori nella lingua toscana e così anche l'arte, ricordiamo Michelangelo, Leonardo, Raffaello. Ma sapete quanti artisti sconosciuti ma di eguale grandezza abbiamo in Italia?».
Sfogliando il suo volume si possono ammirare opere straordinarie di artisti che dovremmo conoscere. Con la spiegazione dettagliata e per certi versi "teatrale" di Sgarbi, tutto risulta non solo più interessante, ma le storie di quei pittori rivivono attraverso i quadri scelti dal critico ferrarese. Un viaggio per riportare alla luce gli artisti dimenticati che il critico ha voluto compiere senza però dimenticare uno dei padri fondatori, grande fonte d'ispirazione per il suo lavoro, il modenese Adolfo Venturi, autore dei 25 volumi di storia dell'arte, dai primordi fino alla fine del 500. «Certo - scherza il critico - lui ne ha scritti 25 io ho solo questi primi quattro e non voglio neanche confrontarmi con lui, davvero un grande autore».
Non sono mancate le richieste, prime fra tutte alla banca Monte dei Paschi di Siena, detentrice di tesori artistici: «Date alla Stato il patrimonio artistico che avete, circa un miliardo di euro di grandi opere che però restano chiuse nelle stanze della banca». Una frase che ha ricevuto gli applausi del pubblico perché, in fondo, tutti vorremmo vivere e condividere il nostro patrimonio artistico e culturale.
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