Gazzetta di Modena

Al “Michelangelo” tutto sull’amore... ipocrisie comprese

di Nicola Calicchio
Al “Michelangelo” tutto sull’amore... ipocrisie comprese

MODENA. Che l'amore migliori la vita può sembrare un'ovvietà, un'affermazione talmente scontata da sembrare inutile. In realtà la nostra esistenza è invasa da altri sentimenti sempre più predominanti...

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MODENA. Che l'amore migliori la vita può sembrare un'ovvietà, un'affermazione talmente scontata da sembrare inutile. In realtà la nostra esistenza è invasa da altri sentimenti sempre più predominanti e che fanno parte del corredo del nostro vivere sociale: la rabbia e la paura. Siamo talmente concentrati sul nostro malessere da dimenticarci ciò che di bello potremmo avere se solo fossimo meno ottusi. L'ottusità è la caratteristica di tutti coloro che, pensando solo nei termini del proprio ambiente ristretto, attribuiscono alle proprie idee un significato universale. Così non ci accorgiamo della ristrettezza mentale che accorcia il nostro campo visivo e che ci rende mediocri, condannandoci alla pratica costante dell'ipocrisia.

Questo è il contenuto della commedia “L'amore migliora la vita”, per la regia di Angelo Longoni, in scena al Teatro Michelangelo di Modena da oggi a giovedì, alle 21. Protagonisti: Ettore Bassi, Edy Angelillo, Eleonora Ivone e Giorgio Borghetti. È una commedia divertente e scorretta sulla necessità di comprendere se stessi e le persone che ci sono vicine e che più amiamo. È una storia morale sulle piccole immoralità quotidiane che ognuno vive e subisce, sulle ottusità che ci pervadono e che facciamo tanta fatica ad abbandonare.

«Due coppie di genitori – spiega Edy Angelillo - si trovano per discutere di un problema che riguarda i propri figli maschi appena divenuti maggiorenni. All'inizio i quattro sembrano essere molto civili e dimostrano di avere a cuore solo il bene dei propri ragazzi ma, quando si tratta di discutere della loro omosessualità e della loro volontà di vivere apertamente il loro amore, le cose si complicano notevolmente. Madri e padri mettono in luce tutta la loro fragilità morale e la loro protervia, diventano violenti, paurosi, meschini, facendo emergere anche le loro difficoltà di coppia e le loro frustrazioni. Non importa quale sia la loro provenienza sociale o la loro estrazione culturale, sono tutti inadeguati a mettere mano seriamente al proprio modo di intendere i sentimenti e al loro ruolo genitoriale».

Ne viene fuori la fragilità morale dei protagonisti.

«È una commedia sulle piccole meschinità familiari quotidiane. È una fotografia sulla vita di oggi. Lo spettacolo sta avendo un ottimo successo perché si ride tanto ma, alla fine, fa anche riflettere. L'ipocrisia regna sovrana nella nostra vita quotidiana ed è triste come soluzione».

Ma l'amore non deve migliorare la vita?

«Migliora sicuramente la vita ma non sempre si riesce a mettere in pratica le buone intenzioni. Ci riescono solo in pochi. Alla fine viene fuori sempre quella parte buia, meschina e vendicativa che si nasconde dentro di noi. Abbiamo paura di accogliere l'amore ma anche di darlo».

C'è molta sintonia fra voi attori sulla scena.

«Io sono dell'avviso che in teatro bisogna fare circolare le energie L'uno deve dare energia all'altro per la riuscita finale dello spettacolo. Sintonia non solo tra quelli che sono sul palco ma anche per chi lavora dietro alle quinte. Se non c'è stima tra gli attori la questione diventa difficile. Con Ettore, Giorgio ed Eleonora si è instaurato un rapporto amichevole e di stima. Quando siamo in tournée ci dividiamo tutto».

Si può dire che il Teatro Michelangelo è la tua casa?

«Ci passo quasi ad ogni stagione teatrale. A Modena c'è un pubblico meraviglioso che ha voglia di divertirsi e di lasciarsi andare. Ogni volta che torno a Modena sono felice, non solo perché è una bella città, ma anche per la sua cucina».

Nelle foto: i protagonisti della commedia e Edy Angelillo.

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