Gazzetta di Modena

La creatività nega le differenze

di Michele Fuoco
La creatività nega le differenze

Alla galleria ArteSì le opere di Enrica Berselli, Elena Canevazzi, Moncalieri e Padovani

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MODENA. Porta ad una riflessione sull'arte al femminile la mostra “Eva è l'altra metà dell'arte?”, presso la Galleria ArteSì, in via Fonte d'Abisso, cui partecipano Enrica Berselli, Elena Canevazzi, Nicoletta Moncalieri, Alice Padovani. Una rassegna che ha determinato dibattito sulle “Donne artiste. Orgoglio e (parecchio) pregiudizio”, organizzato dalla gallerista Tessi Mori (sua l'opera che introduce all'esposizione e diventata copertina del catalogo) tra la critica Alessandra Redaelli e l'artista Andrea Saltini. E proprio la Redaelli sostiene che «l'arte è patrimonio maschile. I luoghi di potere sono per lo più gestiti da maschi, le teste pensanti sono per la maggior parte maschili. In qualunque ruolo si trovi - critico, gallerista, giornalista del settore, curatore - la donna è vista in due maniere, non si scappa: o riceve uno sguardo di attenta benevolenza, vagamente ansiosa, oppure viene apertamente osteggiata. Rarissimi i casi in cui la signora in questione è giudicata con sincera ammirazione...». Si può aggiungere che l'errore più grave da parte dei critici e storici (purtroppo anche donne) è stato ed è quello di interessarsi più dell'artefice della produzione artistica che dell'opera in sé, cioè nel suo valore linguistico e formale. È l'opera che deve possedere la forza di affermare la propria presenza e valore che la mostra, nella sua specificità, sostiene, confutando pregiudizi per ricordare che ogni creazione nega le differenze perché si sviluppa in uno spazio androgino in cui domina l'interazione dei due sessi. La forza di un'immagine, fatta anche di corpi sezionati nelle loro parti, che assume aspetti persino tetri, consente alla Berselli di verificare il senso della precarietà e del buio della vita, in uno spazio di turbamento e di paura. Migliaia di fotocopie di una fotografia di una zia che la Canevazzi ha amato molto, costituiscono una installazione alquanto precaria per dire che siamo noi a dare la dimensione alla cose, nei ricordi e negli affetti. La Moncalieri naviga in un grande mare di conoscenze di immagini che esplora nei dettagli, capaci di costituire, in rigorosi assemblaggi di sapiente proliferazione inventiva, diverse polifonie compositive. Una simultaneità di visione di realtà per sempre nuove rivelazioni. Una intensità di amore per la natura e per le cose anche di poco conto guida il lavoro della Padovani che ricrea un'intima enciclopedia affettiva da custodire in opere che si presentano come le scatole dell'entomologo. Il quadro accoglie il senso profondo dell'esperienza sentimentale e conoscitiva.

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