Buk: al Foro Boario di Modena l'edizione del decennale
Il direttore Zarzana: una rassegna fatta con passione e cuore. Questo è soltanto un punto di partenza. Vogliamo crescere e puntiamo ad avere una sede più ampia
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MODENA. Dieci anni di Buk, Festival della piccola e media editoria, che apre oggi dalle 9.30 alle 19.30 (stessi orari domani) al Foro Boario, con 100 editori italiani. Ne è direttore Francesco Zarzana (organizzazione di Rosita Pisacane) al quale chiediamo in che modo abbia concepito la manifestazione per il decennale.
«Il decennale non è un punto d'arrivo ma di partenza. Non avrà gli effetti speciali, sarà un'edizione come le altre. Poniamo attenzione all'Europa. Siamo i primi a parlare dei Trattati di Roma, per il 60esimo, intitolando tre sale del Foro Boario all'Europa, a Segni e Martino che furono tra i firmatari. Noi siamo ben collocati, mentre altre manifestazioni scompaiono dopo due o tre edizioni».
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Quali cambiamenti negli anni?
«Cambiamenti non rilevanti perché la formula è stata sempre vincente. Abbiamo aumentato le iniziative. Ora sono tanti i reading, le tavole rotonde, gli incontri con gli autori».
Cosa rappresenta la manifestazione per la città?
«A Modena ci sono parecchie iniziative, con le biblioteche, il Forum Monzani. Buk si colloca come completamento. Offre tantissime eccellenze che non sono in libreria, dove la piccola e media editoria non trova distribuzione».
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Perché bisogna essere orgogliosi di questa rassegna?
«Perché si è costruita da sola e si è evoluta in maniera naturale. Da qualche edizione siamo considerati un punto di riferimento in Italia, con la responsabilità di essere il primo ad aprire la stagione dei festival del 2017. Noi diamo molta visibilità agli editori. Quando venne Vincenzo Cerami, mio maestro e amico, girò per gli stand e mi incoraggio a continuare in questa direzione. Ne aveva intravisto il successo, perché è una manifestazione fatta con il cuore».
Manca qualcosa per vederla crescere ancora?
«Il Foro Boario è diventato molto piccolo: c'è una tale affluenza di visitatori (oltre 20 mila), tanto che gli spazi sono diventati insufficienti. Ci auguriamo che il Sant'Agostino, dopo il restauro, ci permetta di attraversare la strada».
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Ci sono state delle scoperte a Buk?
«Da noi c'è stato il coraggioso editore trentino Keller che fece fortuna, traducendo e pubblicando in Italia la sconosciuta Herta Muller, che vinse il Nobel della letteratura. Un altro esempio più locale: Paola Baraldi, una giovanissima emiliana, venne alla prima edizione per coronare il sogno di scrittrice. Ora è la più importante autrice italiana di fantasy ed autrice delle strisce di Diabolik e di Dylan Dog».
L'edizione di quest'anno pare incentrata su scrittori di impegno sociale e umano...
«Nelle ultime edizioni diamo spazio all'attualità. Ci saranno Claudio Coluzzi giornalista de Il Mattino, che ha vissuto sotto scorta per i suoi servizi contro la camorra; Barbara Schiavulli, reporter di trincea; l'iraniano Esmail Mohades, portavoce delle resistenze iraniane; Mauro Tedeschini che racconta il martoriato Abruzzo».
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Le maggiori soddisfazioni?
«Mi piace vedere molti giovani autori con manoscritti sottobraccio che si presentano agli editori, per poi rivederli l'anno dopo con i libri pubblicati. Noi cerchiamo di fare stare bene tutti: pubblico ed editori, felici di venire a Modena perché ci vedono sempre con il sorriso».
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