Gazzetta di Modena

“L’arte del teatro” Il nuovo Rambert debutta a Modena

di Serena Fregni
“L’arte del teatro” Il nuovo Rambert debutta a Modena

MODENA. Da domani, 19 febbraio, al 3 marzo presso Drama Teatro “L'arte del teatro” diretto da Pascal Rambert con Paolo Musio, prodotto da Ert in collaborazione con il teatro Metastasio di Prato e la...

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MODENA. Da domani, 19 febbraio, al 3 marzo presso Drama Teatro “L'arte del teatro” diretto da Pascal Rambert con Paolo Musio, prodotto da Ert in collaborazione con il teatro Metastasio di Prato e la Triennale Teatro dell'arte. «Una bella avventura di vita» dice Musio dello spettacolo dove lui stesso si troverà a dialogare della sua vita in teatro faccia a faccia con un cane, unici due protagonisti sul palco. Un'opera in prima assoluta a Modena e la scelta del Drama Teatro non è casuale ma in linea con lo spettacolo, come spiega il presidente di Ert Giuliano Barbolini: «Abbiamo pensato al Drama proprio per l'intimità del luogo e il rapporto intimo con il pubblico, quello di cui ha bisogno questo spettacolo e anche per contribuire a far sì che questa zona viva sempre di più il teatro». Uno spettacolo concepito dieci anni fa, come racconta il regista Rambert, francese e grande amante di Modena che ha deciso di portarlo in scena grazie all'incontro con l'attore Musio: «Ho trovato in lui un contegno, una riserva, una dolcezza, una calma quasi una timidezza che mi ha colpito profondamente e che mi ha spinto a voler fare con lui lo spettacolo». In scena due figure, l'umano e il cane, interpretato da un vero levriero russo con cui il personaggio di Musio si confronterà durante lo spettacolo. «Spiegare l'arte del teatro secondo me è impossibile e il fatto di farlo con un cane è interessante - racconta Rambert - e questo rapporto con l'animale crea una sorta di tensione, di vacuità della spiegazione dell'arte del teatro all'animale». Un fascino, quello che prova il regista verso l'arte del teatro: «Una forza che prende forme diverse a seconda dei luoghi in cui prende vita. Negli anni però non ho mai raggiunto veramente un verdetto su cosa sia questa arte e, ad oggi, credo proprio che sia questa la bellezza, forse è proprio l'esperienza del non sapere, il rapporto umano con il non sapere». Uno spettacolo dove ogni singolo gesto è importante come aggiunge l'attore Paolo Musio: «Lo spettacolo è un gesto, uno spazio, una resistenza divisa in due corpi, un animale ovvero il cane e l'attore. C'è questa sconfinata fiducia nella possibilità che lo spazio e il corpo possano comunicare con l'esterno e spostarsi in tutte le possibili dimensioni dello spirito. Amo molto questa fiducia che Pascal ripone nei confronti dell'arte sia come strumento ma anche in un certo modo di fare e essere nell'arte». Concetti, quelli esposti da Musio che condivide anche Rambert: «È come un oggetto d'arte, un qualcosa che avviene in tempo reale, è come scardinare e prendere dalla realtà un momento e presentarlo allo spettatore. A volte è complicato perché gli attori tendono a voler mostrare qualcosa sul palcoscenico ma qui non accade, abbiamo sul palco due corpi ed è lì che troviamo l'arte del teatro». Lo spettacolo era stato scelto dall'ex direttore Pietro Valenti e Claudio Longhi, adesso a capo della direzione, non solo ha voluto mantenere l'opera ma l'ha fatto con parole di ringraziamento verso il regista e Valenti: «Grazie a Pietro Valenti che ha concepito la stagione, oggi il teatro vive nuovi linguaggi incrociando nuove competenze e credo che l'esperienza di Pascal sia straordinaria, un drammaturgo che nel contempo è anche regista sull'onda della ridefinizione dei ruoli che è al centro del lessico teatrale di oggi».

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