Gazzetta di Modena

Modena, Buk: due giorni col botto: più di 25mila visitatori

di Serena Fregni
Modena, Buk: due giorni col botto: più di 25mila visitatori

Grande successo della decima edizione. Ieri boom di pubblico per Moni Ovadia e il suo libro sull’“ipocrisia dell’Occidente”

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MODENA. Venticinquemila presenze e un successo, quello della decima edizione di Buk Festival, senza precedenti. Tanti gli editori e gli ospiti che hanno preso parte alla manifestazione che si è chiusa ieri con uno degli incontri più attesi dal pubblico, quello con Moni Avadia. L'attore, drammaturgo, scrittore e attivista ha presentato il suo ultimo libro “Il coniglio Hitler e il cilindro demagogo” intervistato dalla giornalista di Repubblica Annarita Briganti. Si parte da Hitler per una riflessione sulla politica che fino ai giorni nostri caratterizza le scelte e i risvolti dei paesi di tutto il mondo, in particolare dell'Occidente. «Il titolo è ironico e provocatorio per stigmatizzare l'atteggiamento di quei politici disinvolti - racconta Ovadia - che, per non usare parole più forti, hanno fatto uso della memoria del dittatore nazista per imparentarlo a tutti i dittatori di oggi, come per esempio Saddam Hussein, il nuovo Hitler». Ancora una volta ritorna l'Occidente, responsabile di fornire il gas usato da Saddam Hussein per gasare i Curdi, un Occidente, per come la vede Ovadia, che si nutre di menzogne, troppo a lungo taciute. «Ipocriti, mascalzoni e criminali che si travestono da quelli che ti proteggono da Hitler». Ovadia nel libro parla anche dello scopo, secondo lui, di questa strumentalizzazione volta a oscurare chi invece condanna le guerre: «Lo scopo è tappare la bocca a chi condanna le cosiddette guerre umanitarie come guerre criminali, così loro ti dicono “E se fosse stato Hitler?”. Ecco, un triste espediente per allontanare le critiche».

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La domanda che Ovadia si pone e che pone al pubblico è “Hitler poteva essere fermato?”. «Ma certo. Solo che non lo volevano fermare. Un dittatore che si è servito del silenzio, di chi sapeva e non si è ribellato per proliferare la sua sete di guerra e violenza. Guerra dove anche l'Italia è stata complice», e il nostro Paese Ovadia non lo vede come un grande Paese, anzi. «L'Italia non la vedo bene, il problema del paese è antropologico, è la mediocrità». Problema che, secondo lui, deriva in primis dalla classe dirigente: «Noi abbiamo una classe dirigente che mente spudoratamente, abbiamo il 40% di disoccupazione giovanile e il nostro Presidente della Repubblica dice che va tutto bene, ecco ancora il processo di falsificazione che ritorna nella sua forma più tipica». Ai margini dell'incontro i giornalisti modenesi hanno chiesto allo scrittore un commento in merito all'approvazione dell'ordine del giorno, nel consiglio comunale del 16 febbraio scorso, riguardante la “condanna della risoluzione Unesco (tutela del patrimonio culturale della Palestina e carattere distintivo di Gerusalemme Est) e solidarietà al popolo d'Israele”. Ovadia lo trova scandaloso e affonda: «L'unesco ha condannato gli israeliani come potenza occupante. Cosa fanno nei territori palestinesi, i boy scout? Aiutano i palestinesi? No tengono l'esercito e sono una potenza occupante contro tutte le regole delle legalità internazionale, quei territori appartengono al popolo palestinese. Stanno occupando quelle terre da 50 anni riducendo il popolo palestinese alla prigionia e criticare la politica del governo israeliano non ha niente a che vedere con l'antisemitismo, ci tengo a sottolinearlo».

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