Cognetti a Formigine col suo nuovo libro
L’autore presenta alle 21 alla biblioteca di Formigine il suo ultimo libro “Le otto montagne”
FORMIGINE. «La vita è stare in montagna e scrivere». Paolo Cognetti ha cambiato molto il suo stile nell'ultimo periodo. Dalla caotica Milano s'è trasferito in Valle d'Aosta. Così è diventato uno scrittore di professione. La settimana scorsa ha presentato il suo “Le otto montagne” nel programma televisivo “Che tempo che fa”. Stasera (dalle 21) concederà il bis alla biblioteca di Formigine.
Per l'autore è un ritorno alle porte del castello. «Mi sono trovato bene l'altra volta - ha spiegato Cognetti - e mi piace l'idea di coltivare i rapporti con le biblioteche». Il racconto parte dalla vicenda autobiografica delle estati con il padre e si trasforma in un'esperienza «pura e semplice». Un viaggio alla scoperta tra due ragazzi così diversi e forse per questo così simili; un'avventura vissuta tra fughe e ritorni. Un percorso in cui la natura è ben più di un semplice sfondo. «In montagna si vive un grande senso di libertà - ha ripreso l'autore - ed è stato attraverso la vicinanza con il mondo selvatico che ho scoperto la scrittura. È stato allora che me ne sono innamorato, lo sento come un nutrimento». Un nutrimento che, è il caso di dirlo, nell'ultimo periodo gli fornisce anche il sostentamento economico. Non sempre è stato così e l'intervistato sa di essere, in un certo senso, un fortunato. «Ho dovuto fare per tanti anni altri lavori - ha rivelato Cognetti - e con questo libro ho scoperto la conquista di vivere per la scrittura. Scrivo da venti anni, ho fatto il documentarista, il cuoco, ho lavorato in un centro a Milano».
Qualche consiglio a un aspirante scrittore?
«La scrittura ha bisogno di attingere dalla vita, se stai in casa ti inaridisci».
L'istruzione può essere separata dall'ispirazione?
«In Italia c'è una generazione di scrittori molto interessanti ma non so se nasce dalla scuola. Secondo me, il percorso dello scrittore ha ben poco a che fare con il percorso accademico».
Nel passaggio da scrittore di professione la vita come è cambiata?
«Sto dedicando gli ultimi mesi a portare in giro il libro perché non puoi limitarti a portare il libro nelle librerie. Lo devi accompagnare, conoscere i librai. Il più delle volte loro sono persone eroiche perché aprire librerie in Italia è un gesto folle. In questo senso, andare ad aiutarli vuol dire aiutarsi a vicenda».
Separarsi dalla città aiuta?
«La montagna comporta una certa distanza dal rumore in città, anche se vivo tuttora parte dell'anno a Milano, una città che ti richiede tanto e ti paga poco. Sento anche la presenza di una città virtuale, che t'invade la vita e le giornate. Per questo ho sentito tutta questa parte come un grosso nemico della scrittura. Esso mi metteva in difficoltà. Una parte della montagna è il silenzio, la distanza da questo rumore».
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