Gazzetta di Modena

Polinago un secolo fa: la prima strada nel 1896

Rolando Bussi
Polinago un secolo fa: la prima strada nel 1896

Un angolo di Frignano ricco di storia. Il vecchio mulino e le acque sulfuree

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Per parlare di Polinago (a 810 metri sul livello del mare, su un territorio che si estende per 53,74 chilometri quadrati, con 1.700 abitanti), e delle sue frazioni: Brandola, Cassano, Gombola, San Martino, partiamo da un libro che don Pasquino Fiorenzi scrisse nel 1986: Polinago e le sue frazioni. “Fino al principio del secolo ventesimo non aveva strade carrozzabili. Lo combinavano ai comuni limitrofi le mulattiere, mentre le numerose borgate paragonabili a greggi sparsi su largo e verdeggiante pascolo erano collegate da una selva di sentieri impervi che, nelle stagioni di maltempo, si mutavano in fossi melmosi. La prima strada carrozzabile che aprì il paese alle altre vie di comunicazione stradali e provinciali è del 1896-1898. Fu chiamata "Via Nuova".

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La favorì l'allora sindaco Baisi Francesco, di Casa Matteazzi, che, contro il progetto originario, orientato sul percorso di Talbignano, Casa Poggioli, Strada Nazionale per le Radici, la fece scendere attraverso la sua proprietà terriera caratterizzata da numerosi e difficili tornanti … La strada giungeva da una laterale della Via Giardini che, via Serramazzoni, Carbonara, S. Pellegrinetto, Casa Matteazzi, Gombola, arrivava al capoluogo … Fino a quel momento, per giungere a Modena, i commercianti di Polinago e di Gombola portavano a dorso di mulo le loro merci fino alla Barbona, sulla Via Giardini, dove potevano caricarle sui birocci lasciati in sosta”.

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Ma se questo era Polinago alla fine dell'Ottocento, lo stesso don Pasquino Fiorenzi così ce lo descrive nell'introduzione al suo libro: “L'impressione del forestiero che arriva per la prima volta è quella di un paese molto ordinato. Piazze e strade pulite, eleganti vetrine, case con balconi in fiore, ville civettuole, spostamenti in tutte le direzioni facilitati da una viabilità, penso, unica nel nostro Appennino, e da una efficiente rete di trasporti che permette ai bambini della Scuola Materna, delle Scuole Elementari e delle Scuole Medie di raggiungere senza difficoltà le rispettive sedi. Anche la più lontana borgata ha il suo facile accesso al paese. La illuminazione notturna consente sicuro il passeggio. Giovani e anziani hanno possibilità di svago ...”. Così era già trenta anni fa. Il territorio di Polinago è situato nel versante nord-ovest del Frignano, attraversato dal torrente Rossenna.

Si passa dai 300 mt. circa di Talbignano, dove si trova l'imponente palazzo Cesis, ai 1100 mt. del Monte di San Martino, alle dolci colline di Cinghianello, da Palaveggio a Casa Matteazzi alla salsa eruttiva in località Canalina, un fenomeno geofisico consistente nella risalita di fango freddo misto a gas vari, come si può meglio vedere alle Salse di Nirano, oggi Riserva naturale. E poi Gombola, ricca di storia, con il suo borgo seicentesco sorto sui resti di un formidabile fortilizio distrutto da una frana nel 1569, e sede dell'antico mulino con macine in pietra ancora perfettamente funzionante, e Brandola, nota per il suo castello già citato in documenti dell'XI secolo, per il Ponte Ercole o Ponte del Diavolo, un monolite di arenaria immerso in una fitta boscaglia, modellato dall'erosione a forma di arco, lì dove si incontra il territorio di Polinago con quelli dei Comuni di Lama Mocogno e Pavullo, e nota per le doti delle sue sorgenti dalle quali scaturisce l'"Acqua di Brandola": è un'antica fonte di acqua sulfurea scoperta nel 1448 e facilmente raggiungibile dal castello. Per secoli fu ritenuta, dalle popolazioni della zona, curativa e miracolosa tanto da commercializzarla previo imbottigliamento. Sia gli Este che i Montecuccoli ne facevano grande uso. Un antico trattato del 1763 dal titolo Dell'Acqua di Brandola - Dissertazione di Domenico Vandelli dedicata all'Altezza serenissima di Francesco III Duca di Modena, Reggio, Mirandola narra delle virtù delle acque minerali di Brandola illustrando test, analisi chimiche e modi di somministrazione consigliati dai maggiori esperti in campo medico dell'epoca.

Anche nel Comune di Polinago la guerra imperversò.

Qui morì il più giovane partigiano d'Italia: Franco Cesana. Non aveva ancora 13 anni quando la sua vita fu spezzata nel corso di un rastrellamento tedesco a Gombola, il 24 settembre del 1944. Nato a Mantova il 20 settembre del 1931, Franco Cesana è una delle figure che meglio testimoniano, con l'incisività e il coraggio del suo impegno, il contributo offerto degli ebrei italiani alla Resistenza. "Adolescente pieno di slancio e di spirito patriottico, appena tredicenne si arruolava nelle formazioni partigiane, segnalandosi per ardimento e sprezzo del pericolo in missioni di staffetta e in numerose azioni di guerra", si legge nel testo che accompagna la Medaglia di bronzo al valore militare conferitagli per il suo eroismo. "Colpito a morte - è ancora scritto - cadeva da eroe incitando i compagni a persistere nella lotta".

Rolando Bussi

bussirolando@dmail,com

 

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