Gazzetta di Modena

Tra le nuvole dal volto umano

di Michele Fuoco
Tra le nuvole dal volto umano

Alla galleria Hiro Proshu dipinti e sculture, dagli anni Settanta ad oggi, di Enrico Manelli

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MODENA. Enrico Manelli ama, come Baudelaire, “le nuvole, le meravigliose nuvole, che passano laggiù nel cielo”. E l'artista modenese le porta a concretezza, nella ceramica, nel legno, nel bronzo e nei dipinti. Conferisce loro una certa umanità, in un volto dolce e quasi beffardo. Sono loro a guardarci ancora dall'alto, quasi con un disincantato atteggiamento di giocosa benevolenza. Offrono, nella galleria Hiro Proshu, uno spettacolo ludico in un tripudio di inconfondibili fisionomie che sembrano esprimere le voci di una multiforme esistenza. Il visitatore instaura subito un rapporto di simpatia con queste “creature”, dai sottili profili, che riescono a sorprendere e a manifestare molti aspetti segreti dell'uomo. Nelle nuvole, che si arricchiscono di vita umana, circola un senso di dolcezza. Ma le immagini si intridono anche di umori malinconici in uno scenario espositivo, dove il candore dei visi o di altre forme di vita si coniuga con un immaginismo lirico che il curatore della mostra Giovanni Vincenzi dichiara in un testo critico: “Enrico pascola le nubi a pecorelle belanti e beffarde ad irrorare gli orti e i giardini di maggio e in estate i cirri bizzarri e fantasiosi che al tramonto guizzano d'oro e di rosa beneauguranti”. Manelli (già docente di scenografia all'Accademia di Bologna e direttore dell'Accademia di Ravenna) confessa che «le nuvole mi hanno accompagnato per buona parte del mio percorso creativo, fin dal 1973, quando partecipai al Premio Michetti, e confezionai un apposito biglietto postale per amici e conoscenti. Acquistano anche la dimensione di un ritratto, se sono sostenute da bottigliette in ceramica a forma di corpo». Determinano richiami affettivi, nella coniugazione con una foglia in bronzo, per un omaggio (collettiva a Palazzo Ducale di Pavullo) all'amico scultore Raffaele Biolchini, scomparso prematuramente. Costituiscono la testata del letto in legno, facente parte dell'impianto scenico che Enrico ha progettato e realizzato, nel 1979, per il film “Chiedo asilo” di Marco Ferreri, con la partecipazione di Benigni. Una nuvoletta in ottone sospesa da un filo si riflette su una superficie specchiante, racchiusa in un telaio di finestra, si propone come “un percorso per Alice”. Opera che ha vinto, negli anni Ottanta, il Premio di Scultura a Gavirate (Milano). Un'altra nuvoletta è impressa su un viso in ceramica presentato nella mostra “Cento teste per Giovanni Macchia” a Gombola. In mostra anche il progetto per una rotatoria, naturalmente con nuvole, selezionato alla fiera EtruriArte di Venturina.

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